
LUPI
Dalla parte del miglior nemico dell’uomo
di Barry Lopez
INFORMAZIONI GENERALI
Genere: Saggio
Titolo originale: Of wolves and men
Anno di Copyright: 1978
INFORMAZIONI SULL’EDIZIONE DI RIFERIMENTO
ISBN: 88-384-4728-4
Editore: Edizioni Piemme S.p.A.
Data di pubblicazione: 2002 (Edizioni Piemme Pocket)
Pagine: 416
GUIDA PER L’ACQUISTO E LA LETTURA
Anno di scrittura del libro: 1978
Periodo di osservazione dei lupi: 1976
Lupo osservato: Lupo artico
Luogo di osservazione: Alaska, nella Goldstream Valley, qualche km a nord da Fairbanks
Stato dei lupi: in libertà, con qualche riferimento a quelli osservati in cattività
TRAMA
Simbolo spirituale per i nativi indiani, cacciatore alla pari per gli eschimesi, ricettacolo di paure irrazionali per molti popoli, il lupo occupa un posto speciale nel nostro immaginario. Da sempre il suo rapporto con l’uomo è contraddittorio e complesso, fatto di paura e di ostilità, ma anche di sorprendenti affinità. Con grande competenza, sensibilità e passione, Barry Lopez traccia un ritratto inedito di questo straordinario animale e ci conduce alla scoperta dei suoi comportamenti, della sua psicologia, della complessa struttura sociale del branco e del difficile rapporto con l’uomo. Ne emerge un quadro a tutto tondo, dedicato a uno degli animali più temuti, perseguitati e affascinanti che popolano la terra.

BREVE STORIA EDITORIALE ITALIANA
Scritto e pubblicato per la prima volta in America nel 1978, arriva in Italia nella sua prima edizione solo nel 1999, col titolo “Lupi, dalla parte del miglior nemico dell’uomo”.
Nel 2019 viene pubblicato in una nuova edizione intitolata “Uomini e lupi”, titolo fedele a quello in lingua originale: “Of wolves and men”.
ELEMENTI DI APPROFONDIMENTO
Come vi sarete ormai resi conto, ci tengo sempre molto a sottolineare quanto sia importante guardare in che periodo un libro è stato scritto, tanto che lo indico anche nella guida “Per l’acquisto e la lettura”.
Con questo libro, questo elemento diventa di sostanziale importanza, in quanto gli studi e le ricerche svolte dall’autore e qui riportate, risalgono agli anni ’70.
Lopez si reca per la prima volta nell’Artico per studiare i lupi nel 1976 e il libro viene pubblicato nel 1978.
Noterete, quindi, nella parte in cui si sofferma ad illustrare la distribuzione del lupo nel mondo, come oggi le cose siano cambiate. In quegli anni non era neanche ancora stato reintrodotto il lupo all’interno del Parco Nazionale di Yellowstone (vi verrà reintrodotto nel 1995, circa vent’anni dopo).
E non è un caso che tra gli anni ’70 e ’80, una buona fetta dei ricercatori, interessati a studiare il lupo nel suo ambiente naturale, si recassero nell’Artico, in quanto, in quegli anni, era proprio lì che sopravvivevano le popolazioni di lupo più corpose.

Infine, in questa recensione, così come in quella di “Mai gridare al lupo” di Farley Mowat
(https://passionelibrielupi.home.blog/2019/05/25/recensione-mai-gridare-al-lupo/), non ho indicato in modo specifico quali sottospecie di lupo vengono prese in esame dagli autori, ma ho inserito un generico “Lupo Artico”. Questo è dato dal fatto che non ho elementi sufficienti che mi permettano di scrivere qualcosa di più preciso.
Gli stessi autori usano la denominazione di Lupo Artico e Lopez, in questa opera, spiega anche le difficoltà riscontrate nella classificazione delle sottospecie (tenete inoltre anche conto del fatto che all’epoca non c’era l’ausilio dei test genetici!), pertanto questa mi sembrava la dicitura più corretta da usare, sebbene, in realtà, Lupo Artico sia il nome comune usato per indicare la sottospecie Canis lupus arctos, situata nella zona più a nord del Canada, vicino alla Groenlandia.
In realtà, analizzando l’attuale distribuzione del lupo, si potrebbero fare benissimo delle supposizioni e ipotizzare, probabilmente con una certa certezza, quali siano le sottospecie presenti nelle zone perlustrate da Lopez e Mowat all’epoca, ma dal momento che non sono né una scienziata, né un’esperta, preferisco tenere queste considerazioni per me.
Fatte queste dovute premesse, vi lascio alla recensione.

LA MIA RECENSIONE
Gli argomenti toccati da Lopez in questo libro sono veramente tanti e per darne un’idea più chiara inizierò accennandone i contenuti.
Il libro è suddiviso in quattro parti; in ognuna viene approfondito un argomento diverso, ma tutte sono interconnesse tra loro.
Nella prima parte, quella più tecnica, viene descritta la specie lupo, sia in termini morfologici ed etologici, che di evoluzione e diffusione nel mondo.
Il capitolo conclusivo, dedicato al rapporto del lupo con le altre specie, uomo compreso, è quello che ci introdurrà agli argomenti trattati nel resto del libro.

Nella seconda e terza parte, l’autore analizza in modo abbastanza minuzioso il rapporto che l’uomo ha avuto col lupo in America attraverso i secoli, passando dalle popolazioni indigene (indiani ed eschimesi), ai coloni europei, fino ad arrivare agli attuali Americani.
Quello che emerge da questa analisi è interessante e ci sottopone due visioni del lupo assolutamente contrapposte tra loro.
Gli indiani e gli eschimesi, pur essendo anch’essi, come il lupo, popoli di cacciatori, invece di limitarsi a vederlo come un competitore, lo tengono in grande considerazione, rispettandolo e traendone esempio sia nelle tecniche di caccia, che nel modo in cui si prende cura del proprio branco famigliare, creando così una convivenza simbiotica tra la specie uomo e la specie lupo.
I coloni europei, al contrario, lo vedono come una piaga, ritenendolo un animale codardo e opportunista. Per loro è una minaccia per il bestiame e un ladro di selvaggina e, invece di imparare a conviverci, optano per lo sterminio.

La quarta ed ultima parte, è incentrata sull’analisi della rappresentazione del lupo all’interno della letteratura, sia quella scientifica (che finisce inevitabilmente per confondersi con le leggende e il folklore), che quella favolistica e fiabesca (dove il lupo viene sempre usato come simbolo rappresentativo di qualcosa), analisi che parte dal periodo Medievale, arrivando fino agli anni ’70.
Non mancano citazioni dei lupi mannari e dei bambini-lupo.
Viene inoltre fatto qualche accenno del lupo nella mitologia.
Il lupo “reale” e il lupo “fantastico”
Con la pubblicazione di “Lupi”, Lopez si era posto un obiettivo ben preciso: far capire al grande pubblico che il lupo reale e quello delle favole sono due lupi ben diversi, in un periodo in cui, anche all’interno della letteratura scientifica, questi due lupi venivano ancora confusi.
In fin dei conti, per trovare una giustificazione al continuo sterminio di questo animale, che perdurava ormai da secoli, non potevano non essergli stati cuciti addosso miti e leggende facendoli passare per veri, con l’obiettivo di renderlo una creatura famelica e immonda, aggiudicandosi così i consensi della massa per poter continuare a cacciarlo legalmente. Ma le credenze, si sa, sono dure a morire e gli strascichi di queste credenze venivano inevitabilmente riportati anche nella letteratura scientifica e cercare di “modificare” la mentalità delle persone non era certo impresa facile.
Forse può risultare difficile capire questa difficoltà nel mondo di oggi, dove sempre più persone si interessano allo studio del lupo, dove in libreria possiamo trovare tantissimi testi attendibili sulla sua biologia e dove vengono spesso organizzate giornate informative aperte al pubblico per conoscerlo meglio. In generale, rispetto a una volta, c’è molta più conoscenza e ci sono molti più mezzi per acquisirla. Nonostante questo, quante persone ancora ritengono che la descrizione del lupo delle favole sia assolutamente attendibile e reale?
Provate quindi ad immaginare cosa volesse dire cercare di spiegare questa differenza negli anni ’70, quando si era tra i primi a farlo, sostenuti solo da un pugno di altri scienziati e con il resto del mondo addosso e i governi che volevano invece dimostrare che il lupo fosse un’effettiva minaccia, per dare sostegno alla voce del potente scompartimento dei cacciatori, che volevano continuare a praticare indisturbati lo sterminio di questo grande predatore. L’obiettivo che si era posto Lopez, non era certo una passeggiata!
Visioni opposte del lupo “reale”
Ma l’analisi di Lopez fa emergere un ulteriore punto fondamentale: non solo esistono un lupo “reale” e un lupo “fantastico”, ma lo stesso lupo “reale” è stato spaccato in due visioni contrapposte; da una parte c’è il lupo rispettato e venerato dei nativi americani e, dall’altra, il lupo odiato e massacrato dei coloni europei.
Lopez lo spiega molto bene con queste parole:
«Ed è qui che emerge un aspetto doloroso della condizione del lupo. In una società basata sulla caccia, come quella dei Cheyenne, le qualità universalmente ammirate, vale a dire coraggio, abilità venatoria e resistenza, collocavano il lupo in un pantheon di animali rispettati; ma quando l’uomo passò all’agricoltura, all’allevamento e alla vita cittadina, lo stesso lupo divenne oggetto di odio in quanto codardo, stupido e rapace.»
La caccia al lupo
Non esiste un altro animale al mondo che sia stato braccato tanto quanto il lupo e le tecniche usate per cacciarlo, terribili e cruente, che l’autore ci illustra, ne sono la prova.
Ho trovato emotivamente difficile leggere i capitoli che parlano di questo argomento. Lopez nelle sue descrizioni è piuttosto minuzioso e lascia poco all’immaginazione.
Sottolinea anche come la caccia frenetica al lupo abbia coinvolto svariate altre specie animali (addirittura bambini!), andando così a creare un notevole danno ecologico e ambientale.
Questo aspetto ci fa notare ancora di più l’ironia della situazione: l’uomo bianco, che si crede civilizzato, arriva in un nuovo continente e ne distrugge l’ecosistema senza pietà per riadattarlo alle proprie esigenze; l’uomo indigeno, definito un selvaggio dall’uomo bianco, aveva invece imparato ad adattarsi esso stesso a quel territorio, imparando a conviverci e a rispettarlo senza distruggerlo.
Lopez ci lascia quindi con un interrogativo finale: CHI è l’uomo civilizzato e QUALE quello selvaggio?
IL MIO CONSIGLIO
Come si può già intuire dal titolo (“Of wolves and men”) e poi dall’analisi delle quattro parti che lo compongono, il libro è principalmente incentrato sul rapporto tra uomo e lupo, o meglio, sulla visione che l’uomo ha del lupo, sia a seconda del luogo in cui ci si trova, sia a seconda dell’epoca.
La parte strettamente dedicata alla biologia del lupo, per quanto interessante, è decisamente breve, ma Lopez fornisce tantissimi spunti di lettura per poterla approfondire, citando studi, ricerche e pubblicazioni di altri esperti, facilmente reperibili e consultabili e inserendo, inoltre, un’ottima bibliografia.
Si tratta quindi di un testo utile per conoscere e cercare di capire il rapporto che si è creato tra l’uomo e il lupo nel corso della storia e non credo di cadere in errore definendolo “quasi” un saggio psicologico.
Ad ogni modo, nonostante la tipologia degli argomenti trattati, la lettura è scorrevole e leggera; ho trovato impeccabile il modo di scrivere di Lopez, che riesce a mantenere alta l’attenzione anche su quelle parti che potrebbero risultare noiose.
Concludendo, lo ritengo un bellissimo libro, che non è diventato tanto famoso e conosciuto solo per caso, ma perché l’ha meritato davvero.