Recensione “Il lupo”

INFORMAZIONI GENERALI
Genere: Saggio
Titolo originale: Wolf
Anno di Copyright: 2011

INFORMAZIONI SULL’EDIZIONE DI RIFERIMENTO
ISBN: 9788874529049
Editore: Nottetempo srl
Data di pubblicazione: agosto 2021
Pagine: 250

GUIDA PER L’ACQUISTO E LA LETTURA
Anno di scrittura del libro: 2011
Periodo di osservazione dei lupi: è un saggio che racconta del lupo dal punto di vista culturale, non si tratta pertanto di un resoconto di osservazioni dirette sul lupo
Lupo trattato: vengono toccate diverse sottospecie
Luogo in cui si trovano i lupi trattati: America, Europa, Russia e Giappone
Stato dei lupi: in libertà

TRAMA
Il lupo è una delle creature animali più potenti e carismatiche nell’immaginario umano. È l’icona della wilderness, la natura “selvaggia” percorsa nelle sue cacce di branco. I popoli cacciatori ne hanno ammirato l’abilità e la resistenza, rispettandolo ed evocandolo nei loro cerimoniali. Eppure, la sua sorte sul pianeta è stata segnata dalla violenza dell’uomo, il superpredatore che non ama la competizione sul “suo” territorio.
Con la nascita della domesticazione degli animali sono iniziate infatti la persecuzione del lupo e la sua demonizzazione, lasciando tracce evidenti nell’immaginario culturale: dal lupo rapace del simbolismo cristiano al lupo cattivo delle favole, fino alle leggende popolari sui licantropi. Ed è iniziata una storia di ostilità e sterminio della specie attraverso i secoli, culminata nell’eradicazione quasi totale dell’animale da Europa, America, Russia, Giappone.
Solo negli ultimi decenni, grazie a studi scientifici sistematici e a una nuova sensibilità ecologica, questo animale ha cominciato a riguadagnare parte dei suoi spazi vitali, con campagne di ripopolamento e una graduale ricolonizzazione. E a essere conosciuto e riconosciuto per quel che è – non solo come fantasma delle nostre proiezioni.

STORIA EDITORIALE ITALIANA
Questo libro fa parte di una collana, Animalía, nella quale ogni volume è una monografia su una specie animale differente.
Ne sono già stati pubblicati diversi, ma a me interessava solo quello dedicato al lupo.

Ci tengo comunque a precisare che queste pubblicazioni non sono un’idea editoriale della casa editrice Nottetempo, ma si tratta invece della trasposizione in italiano di una collana inglese, la Animal Series, curata dalla casa editrice Reaktion Books, collana nata nel 2003 e attualmente ancora in corso, per la quale uscirà la centoduesima monografia il prossimo settembre.

Copertina dell’edizione inglese

Non credo che in Italia verranno pubblicati tutti i volumi della collana, anzi, non so neanche se siano previste altre pubblicazioni dopo l’ultima che è stata proprio quella dedicata al lupo. Attualmente, infatti, in Italia, a partire dal 2017, sono stati pubblicati solo 7 volumi e comunque senza seguire l’ordine di pubblicazione della collana inglese.

Inoltre, riguardo alla monografia sul lupo, vorrei far notare che, sebbene in Italia sia uscita nell’agosto 2021, non è invece stato così in UK dove è arrivata sugli scaffali nell’ottobre del 2011. Non stiamo quindi parlando di una pubblicazione recente, ma di una pubblicazione che ha già una decina d’anni sulle spalle.

ELEMENTI DI APPROFONDIMENTO
Il libro è frutto di un’insieme di conoscenze puramente accademiche dell’autore e non di una sua personale esperienza di lavoro su campo. Garry Marvin è infatti docente di Human-Animal Studies presso l’Università di Roehampton, a Londra.
Questo non va certamente ad influire negativamente sulla qualità dell’opera che, anzi, non trattandosi di un testo dedicato all’ecologia e alla biologia della specie, ma della sua visione all’interno della nostra cultura, ne trae decisamente beneficio.

Ricordo nuovamente che, trattandosi di un libro non recente, si potrebbe rimanere perplessi quando l’autore scrive, nel corso del primo capitolo: “secondo ricerche recenti, inoltre, anche un piccolo lupo italiano, detto appunto italicus, potrebbe costituire una vera e propria sottospecie”.
Quel “potrebbe” è motivato dal fatto che al momento della stesura del libro le indagini genetiche sul Canis lupus italicus erano appena agli inizi; risalgono infatti al 2010 i primi test che lo delineavano come possibile sottospecie e la conferma arrivò solo nel 2017, quando venne fatta un’ulteriore scoperta che portò definitivamente a definirlo come tale.

LA MIA RECENSIONE
Come è lo stesso autore a scrivere: “l’opera tratta di un excursus sulla storia culturale della specie e di un’esplorazione dei punti di contatto tra le vite dei lupi e le vite degli uomini”.

Dopo un primo capitolo introduttivo, in cui vengono spiegati brevemente tassonomia, morfologia e biologia del Canis lupus, si entra subito nel vivo dell’opera, che viene suddivisa in tre macrocategorie:
1. Lupofobia
2. Lupicidio
3. Lupofilia

In Lupofobia viene trattata la paura atavica verso il lupo, passando per più argomenti: il lupo predatore di agnelli, il lupo nel Cristianesimo, la licantropia, il lupo nelle fiabe e nei racconti popolari, la rappresentazione a livello letterario della fobia dello sconfinamento dell’uomo all’interno del bosco e del lupo al di fuori di esso, i guerrieri-lupo della mitologia e della storia.

Dal momento che però, purtroppo, la paura del lupo non si è fermata a qualcosa di astratto, ma si è tradotta anche nell’atto pratico, in Lupicidio vengono raccontate le storiche carneficine che si sono attuate verso questa specie e che l’hanno portata sull’orlo dell’estinzione.

Infine, in Lupofilia, viene presa in esame quella fetta di persone che il lupo non l’hanno mai combattuto ma rispettato, come gli antichi popoli cacciatori, e chi ha deciso di guardare oltre, iniziando a studiarlo per conoscerlo davvero, mettendo da parte credenze e luoghi comuni e arrivando a cambiarne l’immagine comune.

Garry Marvin

Il capitolo conclusivo è dedicato alla visione odierna del lupo, che sebbene sia nettamente migliorata rispetto al passato, vede comunque ancora presenti due solide fazioni, i pro e i contro lupo, lasciando intendere che questa è una diatriba che non avrà mai fine.

Sebbene abbia già letto tanti saggi che trattano questi stessi temi, in modo più o meno approfondito, mi è piaciuto molto, perché qualcosa di nuovo che non conoscevo l’ho trovato.
Dal momento che ogni autore scrive la propria opera dal suo punto di vista, è facile che ognuno tenda ad inserire argomenti che magari altri non hanno mai neanche accennato. Per fare un esempio, qui si parla della storia degli scout, che io ignoravo e che ho trovato molto interessante.
Sono anche riuscita a trovare qualche nuovo spunto di lettura e dirò che mi è venuta voglia anche di andare a riesumare qualche vecchia pellicola cinematografica.

Inoltre la lettura è molto scorrevole ed è resa ancora più piacevole dalla presenza di molte immagini, quasi tutte a colori, di manifesti d’epoca, illustrazioni, ecc, che non sono casuali, ma fungono proprio da materiale integrativo a quanto l’autore scrive.

IL MIO CONSIGLIO
Anche quando vedete che un libro tratta argomenti di cui avete già letto tanto, leggetelo lo stesso, perché qualcosa di nuovo per ampliare quanto già sapevate lo trovate sempre.
Se invece non avete mai letto nulla sugli argomenti che qui vengono trattati, allora è un’ottima opera con cui iniziare.
Molto bella, di un formato comodo da tenere in mano, con una grafica ben curata e, ormai una rarità, senza refusi di stampa.
Assolutamente consigliato.

Recensione “Duemila giorni con i lupi”

DUEMILA GIORNI CON I LUPI
di Jim e Jamie Dutcher

INFORMAZIONI GENERALI
Genere: Saggio
Titolo originale: Wolves at our door
Anno di Copyright: 2002

INFORMAZIONI SULL’EDIZIONE DI RIFERIMENTO
ISBN: 978-88-566-6260-3
Editore: Piemme
Data di pubblicazione: ottobre 2017
Pagine: 306 + 16 pagine fotografiche a colori

GUIDA PER L’ACQUISTO E LA LETTURA
Anno di scrittura del libro: 2001
Periodo di osservazione dei lupi: dal 1991 al 1996
Lupo osservato: non viene specificato, essendo i lupi di varia provenienza, ma probabilmente sono lupi artici
Luogo di osservazione: zona recintata di 10 ettari, situata ai margini della riserva naturale delle Sawtooth, nell’Idaho
Stato dei lupi: in cattività

TRAMA
In un’area incontaminata delle Sawtooth Mountains, nell’Idaho, Jim e Jamie Dutcher hanno trascorso sei anni in compagnia di un giovane branco di lupi, per spazzare via i più radicati luoghi comuni e osservare le misteriose regole della loro complessa società. Li hanno visti giocare. Li hanno ammirati rapiti mentre danzavano sulla neve. Li hanno visti lottare per il cibo e per il loro status, esprimere le loro differenti personalità, affrontare le difficoltà e i pericoli della vita selvaggia. Lo straordinario racconto di duemila giorni vissuti con i lupi spalanca una finestra sulla vita di queste meravigliose creature. E sulle sorprendenti affinità con quella di noi umani.

Copertina I^ edizione italiana, 2003

BREVE STORIA EDITORIALE ITALIANA
Wolves at our door”, è stato pubblicato in Italia con due titoli diversi.
Nel 2003, venne pubblicato per la prima volta intitolato “Con i lupi”. Uscì sia in edizione rigida, che flessibile e, nonostante avesse venduto bene e il titolo continuasse ad essere molto ricercato, fino a risultare introvabile anche nell’usato, non venne più ripubblicato.
Questo fino al 2017, quando finalmente venne rimesso in stampa in una nuova edizione, ma intitolato “Duemila giorni con i lupi”.

ELEMENTI DI APPROFONDIMENTO

Come nasce il progetto del branco Sawtooth
Siamo nel 1990. Jim Dutcher, naturalista, produttore e regista cinematografico, è appena reduce dal grande successo ottenuto col suo ultimo documentario: Puma: lo spettro delle montagne rocciose.
Decide quindi di prendersi una vacanza per rilassarsi e per cominciare a pensare a quale sarà il protagonista del suo prossimo lavoro.
È durante questa vacanza che fa la sua scelta: il suo prossimo soggetto sarà il lupo e il suo obiettivo sarà quello di riuscire a catturarne i momenti più intimi della vita di branco, mostrandone gli aspetti sconosciuti, per sfatare miti e leggende legati a questo animale.

Ma come fare per seguire così da vicino un animale tanto elusivo?
Jim, pensa di applicare lo stesso metodo utilizzato in precedenza per la realizzazione del documentario sul puma, apportandovi però qualche modifica per adattare il progetto ad una specie diversa.
L’idea è di costruire un recinto, dell’ampiezza di circa dieci ettari, che includa nel suo perimetro un habitat selvatico e variegato. Al suo interno, avrebbe allevato un branco di lupi, ma cercando di limitarne al massimo i contatti con l’uomo, per non alterarne il comportamento e cercando così di creare un equilibrio tra cattività e vita selvatica. Gli animali non avrebbero potuto cacciare, o muoversi senza limiti, ma sarebbero stati liberi di costituire una società propria, scegliendosi i capi e risolvendo da soli le proprie dispute e, magari, riprodursi.

Il progetto di Jim, nonostante mille difficoltà, avrà successo e darà il via a una serie di produzioni cinematografiche.
Nel 1993 uscirà il tanto agognato documentario: Wolf: return of a legend.
Verrà seguito poi, nel 1997, da un secondo documentario “Wolf at our door” e da un terzo, nel 2005, “Living with wolves”.
Verranno pubblicati anche diversi libri, dei quali però solamente 3, ad oggi, si trovano tradotti in italiano:

  • Wolves at Our Door (il libro di questa recensione)
  • Living with Wolves (Vivere con i lupi)
  • The Hidden Life of Wolves (La vita segreta dei lupi)

LA MIA RECENSIONE
Il libro racconta tutte le varie vicende vissute da Jim e Jamie Dutcher dall’inizio del progetto, fino alla realizzazione del secondo documentario, momento in cui il “campo lupi” venne smantellato.
Non si parla solo dei lupi del branco Sawtooth, quindi, ma anche dei momenti di vita della troupe e del loro lavoro, con  tutti i piaceri e le difficoltà incontrati.
Non per niente, quando il libro venne pubblicato, i Dutcher vennero pesantemente attaccati da altri documentaristi, poiché vi venivano rivelati molti dei segreti utilizzati in fase di montaggio e quindi andava a disilludere il grande pubblico sulla realisticità dei documentari.

Nonostante tutto, il successo fu indubbiamente grandissimo!

Jim e Jamie Dutcher

MA!
Per quanto il libro sia bellissimo e scritto ancora meglio (è impossibile non affezionarsi a tutti i membri del branco!), tanto da aver fatto sognare ad uno svariato numero di persone di andare a vivere in mezzo ai lupi, bisogna prendere con le pinze le considerazioni etologiche fatte dai Dutcher.
Tutte le loro considerazioni, infatti, si basavano su quella che all’epoca veniva presa come unica verità assoluta, la gerarchia piramidale, e qualsiasi comportamento mostrato dai lupi, veniva fatto rientrare forzatamente all’interno di questo schema.
Ad oggi, la teoria della gerarchia piramidale è stata ampiamente superata, come spiegato dallo stesso David Mech in primis, che in passato ne era invece stato un forte sostenitore, e quando si fa riferimento ai lupi, se ne parla invece in termini di branco famigliare.

Jim Dutcher

Oltre a questo, bisogna anche sempre ricordare che i comportamenti dei lupi del branco Sawtooth erano alterati dal contesto in cui vivevano.
L’assenza di caccia, faceva sì che venissero a mancare un’importante valvola di sfogo e un momento di collaborazione e affiatamento, indispensabili tra i membri di un branco per la consolidazione dei rapporti.
Lo spazio limitato, obbligava alla convivenza soggetti che in natura avrebbero invece scelto di andare in dispersione, dando così il via a manifestazioni di aggressività estremizzate.
E soprattutto, cosa di certo non meno importante, i vari membri del branco erano stati scelti e messi insieme artificialmente.

Questo mix di elementi, rese impraticabile l’idea iniziale di Jim, che era di limitare al massimo il contatto tra i lupi e l’uomo, anzi, gli interventi da parte della troupe divennero necessari e frequenti, così come divenne fondamentale costruire un rapporto col branco.
Di questo si renderà poi conto in futuro anche il WERC, quando subentrerà a Jim nella gestione del branco … ma non voglio anticipare nulla!

Jamie Dutcher

Ritengo, quindi, che nell’edizione del 2017, sarebbe stato quantomeno corretto inserire una premessa, o anche solo una nota finale, in cui venissero spiegati al lettore gli aspetti sopradescritti, per evitare di continuare a diffondere vecchi concetti desueti.
Con questo, non voglio assolutamente dire che ogni parte in cui si parla di comportamento sia carta straccia, anzi! Trovo che quei 6 anni di lavoro siano stati invece molto utili per evidenziare maggiormente le differenze comportamentali tra cattività e libertà.

IL MIO CONSIGLIO
Tralasciando le considerazioni etologiche, a mio avviso rimane un libro bellissimo e col senno di poi posso dire che se non lo avessi letto mi sarei persa qualcosa.
Forse mi sarei risparmiata un po’ di “mal di fegato”, perché, inevitabilmente, come era scontato che fosse, qualche scena cruenta c’è, ma, pur immaginandolo ci sono rimasta male lo stesso!
Mi sono inevitabilmente affezionata a tutti i membri del branco e ho terminato il libro in lacrime.
Quindi ecco, se pensate di leggerlo, valutate quanta voglia avete di piangere …

Sono convinta che il motivo principale per cui questo libro sia riuscito a riscuotere tanto successo, sia legato proprio al modo coinvolgente in cui è scritto. Ambienti, eventi ed emozioni, sono descritti talmente bene, che quando si termina il libro si ha la sensazione di avere vissuto realmente quei 6 anni insieme alla troupe.

Se volete quindi vivere un’esperienza idilliaca ma realistica, se avete voglia di affezionarvi anche voi al branco Sawtooth, “Duemila giorni con i lupi” è il libro giusto!

LINK UTILI

Documentario “Living with wolves” del 2016, in italiano:

Sito web di Jim e Jamie Dutcher:
https://www.livingwithwolves.org

Sito web del WERC (Wolf Education and Research Center):
https://www.wolfcenter.org/
Qui potete trovare delle schede dedicate ad ogni singolo componente del branco Sawtooth, con la sua relativa storia. Vi anticipo che se non avete letto il libro è meglio non guardarle, perché se no ve lo “spoilerate” da soli 😀

Recensione “Sotto la stella del lupo”

SOTTO LA STELLA DEL LUPO
di Rosanne Parry

INFORMAZIONI GENERALI
Genere: Romanzo
Titolo originale: A wolf called wander
Anno di Copyright: 2019

INFORMAZIONI SULL’EDIZIONE DI RIFERIMENTO
ISBN: 9788869057649
Editore: Harper Collins Italia
Data di pubblicazione: I edizione settembre 2020
Pagine: 221

TRAMA
Fulmine vive felice insieme ai suoi fratelli lupacchiotti nella tana in mezzo alle montagne, e da grande sogna di diventare un fiero capobranco come suo padre. Ma un giorno succede l’impensabile. Un gruppo di lupi nemici invade il territorio, e dopo una feroce battaglia Fulmine si ritrova solo e affranto, di fronte a una scelta difficile: rimanere in quel luogo ormai devastato, o mettersi in cammino in solitaria. Non immagina quanto sia lungo il viaggio che lo aspetta, quali pericoli e imprevisti troverà lungo la strada. Ma se riuscirà nell’impresa, non solo avrà trovato dentro di sé il coraggio di un vero capobranco, ma – cosa più importante – saprà di nuovo distinguere, tra milioni di profumi, il profumo di casa.
Ispirato alla storia vera di OR-7, un lupo selvaggio che ha affrontato un’estenuante traversata di oltre 1600 chilometri nel Nordovest del Pacifico, Sotto la stella del lupo è un romanzo che parla di coraggio, di lealtà e dello straordinario spirito di adattamento di questi animali affascinanti.

Oregon 7, nel 2014

ELEMENTI DI APPROFONDIMENTO
Come già accennato nella trama, il libro prende ispirazione da una storia vera, quella di Oregon 7 (OR-7), un lupo selvatico originario di un branco dell’Oregon del nord-est.
All’età di 2 anni, OR-7, precedentemente radiocollarato da un gruppo di biologi ai fini di una ricerca incentrata sulle predazioni al bestiame domestico, lascia il branco d’origine e va in dispersione.

Percorrerà 1600 chilometri, passando dall’Oregon orientale a quello meridionale, per fermarsi poi in pianta stabile nel nord della California, dove incontrerà una lupa, anche lei in dispersione, con la quale formerà un nuovo branco tutto suo, oggi conosciuto come il Branco del Rogue, andando così a ricolonizzare una zona dalla quale il lupo mancava da quasi 90 anni.

Il percorso compiuto da Oregon 7

Questo il sito dedicato a Oregon 7, ribattezzato Journey: https://or7expedition.org/

LA MIA RECENSIONE
Età di lettura consigliata per questo romanzo: dagli 8 anni in su. Età consigliata da me: tutte!
Ecco, lo ammetto, ho pianto un bel po’ con questo libro. Avevo un po’ di “paura” a leggerlo perché mi aspettavo di trovarci quello che poi effettivamente ci ho trovato. Non è la storiella leggera tutti cucciolini e cuoricini. È un romanzo realistico, nel quale il lupo protagonista, Fulmine, si troverà ad affrontare tutti quei problemi e quei pericoli che capitano nella vita reale della maggior parte dei lupi selvatici. Non vi dirò cos’è stato a farmi piangere e a lasciarmi un po’ con lo stomaco sotto sopra, perché non voglio rovinarvi la lettura, ma sappiate che è un romanzo un po’ sullo stile dei classici per ragazzi, cioè dove al protagonista capitano cose belle, ma anche tante cose brutte … abbastanza brutte; insomma, è un po’ “ansiolitico” (almeno per me).
Comunque libro bello, bellissimo! L’ho terminato in poche ore. Il libro che non riesci a smettere di leggere perché vuoi sapere “cosa succede dopo”.

Fulmine e Calduccio

A rendere il romanzo ancora più coinvolgente sono le magnifiche illustrazioni di Mónica Armiño, che arricchiscono praticamente tutte le pagine del libro. Ho trovato le illustrazioni talmente belle che è stato solo grazie a queste se ho rallentato leggermente nel ritmo della lettura e avrei pagato volentieri qualcosa di più per avere un’edizione a colori.
A mio avviso riescono a rendere davvero bene gli stati d’animo dei protagonisti e dare un’espressione ad un animale senza finire per antropizzarlo non è una cosa facile!

Fulmine e Corvo

Al termine del romanzo, è stato inserito qualche interessante capitolo extra. Troviamo, raccontata brevemente, la storia di Oregon 7, qualche nozione sulla biologia del lupo grigio e degli habitat tipici del nord-ovest del Pacifico, habitat effettivamente attraversati da Oregon 7 e da cui l’autrice ha tratto ispirazione per le ambientazioni del suo libro. Molto carina la foto a grandezza naturale di un’impronta di lupo grigio.

IL MIO CONSIGLIO
Se siete persone abbastanza sensibili e facilmente impressionabili e non siete alla ricerca di una storia strappalacrime, non vi consiglio la lettura di questo libro.
Ve lo consiglio, invece, se siete alla ricerca di una lettura di fantasia, che sia allo stesso tempo coinvolgente, ma senza allontanarsi troppo dalla realtà. Qui il protagonista viene sì antropizzato, ma non tanto da rendere la storia inverosimile.
Ve lo consiglio anche se siete alla ricerca di un’idea regalo per un bambino/ragazzo amante della natura, a cui piace leggere. Sarà sicuramente un regalo molto apprezzato.

Fulmine e Notte

Recensione “Dalla parte del lupo”

DALLA PARTE DEL LUPO
di Luigi Boitani

INFORMAZIONI GENERALI
Genere: Saggio
Anno di Copyright: 1986

INFORMAZIONI SULL’EDIZIONE DI RIFERIMENTO
ISBN: X
Editore: L’Airone di Giorgio Mondadori e Associati Spa
Data di pubblicazione: 1986
Pagine: 270

GUIDA PER L’ACQUISTO E LA LETTURA
Anno di scrittura del libro: 1986
Periodo di osservazione dei lupi: dal 1972 al 1985
Lupo osservato: Canis lupus italicus
Luogo di osservazione: Italia
Stato dei lupi: in libertà, con qualche riferimento a quelli in cattività per la parte comportamentale

TRAMA
Scrive Luigi Boitani: “Esistono due lupi, uno fantastico e uno reale. Il primo nasce da una infinità di storie, tradizioni, leggende accumulatesi nei secoli. Il secondo è invece il Canis lupus linnaeus, un animale in carne e ossa con i suoi caratteri morfologici e comportamentali che ne definiscono la biologia”. In questo libro si parla di entrambi: del predatore e del mito, del lupo italiano delle montagne abruzzesi studiato dall’autore nell’ambito di un Progetto del WWF; e della sua immagine distorta presente nell’immaginario collettivo, costruita nel tempo e nella cultura dell’uomo. L’impegno è per una profonda e concreta conoscenza dell’animale, la sola che possa consentire di salvare gli ultimi esemplari italiani liberandoci contemporaneamente dalla fiaba del “lupo cattivo”.

ELEMENTI DI APPROFONDIMENTO
Quando si parla di libri sui lupi, “Dalla parte del lupo” è sicuramente quello più ricordato, citato e ricercato; in fin dei conti si tratta del primo libro monografico sul lupo italiano. Ma non è solo per questo che viene ritenuto un testo tanto importante.

Dopo 13 anni passati a studiare il lupo su campo (dal 1972 al 1985), Boitani si dedica alla stesura di “Dalla parte del lupo”, con l’obiettivo di portare un contributo reale alla conservazione del lupo in Italia (come lui stesso scrive).
Per riuscire a raggiungere questo obiettivo, decide di rivolgere il libro al grande pubblico, per far sì che la gente la smetta di credere al lupo famelico delle favole e inizi invece a conoscere quello vero, portando così un po’ di cultura e consapevolezza nelle case della gente. Per questo non viene impostato sullo stile di un trattato scientifico, ma in modo tale da rendere la sua lettura snella, senza l’uso di termini tecnici difficili da comprendere e senza approfondire ogni argomento al punto da risultare noioso, insomma, viene reso una lettura per tutti.

Così Boitani racconta agli italiani la sua esperienza col lupo, iniziata nel 1972, quando il WWF gli propose l’incarico di coordinatore del progetto di conservazione del lupo in Italia, incarico che accettò con entusiasmo. Si trattava del famoso “Progetto Lupo”, a cui presero parte anche Erik Zimen e David Mech.
Nel 1982 i finanziamenti da parte del WWF per il “Progetto Lupo” terminarono, ma vennero portati avanti dall’INBS (Istituto Nazionale di Biologia della Selvaggina).
Nel 1985, al momento della scrittura del libro, il “Progetto Lupo” era ancora esistente ed esteso anche all’osservazione dei cani rinselvatichiti, per studiare le problematiche innescate dalla loro presenza nei confronti del lupo, come l’ibridazione e la contesa del territorio.

Altra edizione del libro

Nel 1986, “Dalla parte del lupo” viene dato alle stampe e non solo fa raggiungere a Boitani il suo obiettivo di far breccia nella mente della gente, ma gli fa anche ottenere il WWF International Conservation Award.

Da questo breve resoconto, si capisce quanto sia stato importante l’apporto dato da questo libro alle sorti del Canis lupus italicus.
Nonostante questo e nonostante l’alta richiesta di vederlo ripubblicato, a quanto pare non verrà ridato alle stampe, probabilmente perché ritenuto ormai superato dallo stesso Boitani. A conferma di questo, qualche tempo fa, mi sono imbattuta in un’intervista fatta a Luigi Boitani, risalente al 2017, nella quale lui stesso dichiara: “No, al momento non ci sono ristampe in programma. C’è però l’idea di scrivere un altro libro. Non so ancora che ci scrivo … ma me lo hanno chiesto in tantissimi. Naturalmente sarà un libro diverso, perché, a distanza di trent’anni dall’uscita di Dalla parte del lupo, quello che era il lupo italiano allora oggi non esiste più, è tutta un’altra vicenda nel nostro territorio.”.
Qui il link all’intervista: https://giuseppebellomo89.wordpress.com/2017/11/03/intervista-a-boitani-quando-lupi-e-libri-sanno-di-magico/ .

LA MIA RECENSIONE
In realtà ero un po’ indecisa se recensire questo libro.
Sebbene si tratti di un must della letteratura italiana sul lupo, rimane comunque un libro di difficile reperibilità, difficile da trovare anche nelle biblioteche. Proporlo quindi come spunto di lettura, se poi non lo si riesce ad avere in qualche modo tra le mani, è un peccato … ma ho concluso che non parlarne affatto fosse un peccato ancora più grande.

Di cosa parla il libro
Lo spiega lo stesso Boitani nel primo capitolo:

“Questo è un libro sul lupo italiano, su come è sopravvissuto e vive tuttora quel piccolo numero di lupi selvatici ancora presenti in Italia.
È un libro sulla italianità del lupo e per questo motivo non racconterà esaurientemente la biologia e il comportamento del carnivoro se non per quegli aspetti che hanno subìto in Italia una modificazione.
Si parlerà, quindi, degli adattamenti del lupo italiano alle condizioni italiane.”

Capiamo quindi fin da subito che in quest’opera non viene presentato un lupo generico, ma uno specifico: quello italiano. È del lupo italiano che ci verranno spiegati aspetto, abitudini e comportamenti e queste caratteristiche, spesso, come vedremo, non sono applicabili ai lupi presenti nel resto del mondo.

Canis lupus italicus

Impostazione del libro
Se vi è già capitato di leggere “Lupi” di Barry Lopez (ve ne parlo qui: https://passionelibrielupi.home.blog/2020/06/04/recensione-lupi/ ), l’impostazione di “Dalla parte del lupo” ve lo ricorderà sicuramente.
Il libro è suddiviso in due parti, nelle quali, come in “Lupi”, il lupo viene presentato sotto due aspetti diversi.
Nella prima parte si parla del lupo “vero”, quello scientifico, quello che Boitani ha visto e studiato.
Nella seconda parte, viene invece trattato il lupo “fantastico”, quello che l’uomo ha inventato, ma che ha finito col prendere per vero.
Inoltre, sempre come in “Lupi”, il punto di collegamento usato per unire questi due aspetti, è il rapporto che si è creato tra uomo e lupo nel corso dei secoli.
Ad ogni modo, possiamo dire che le similitudini finiscono qui, a parte la trattazione di qualche argomento in comune, ma era inevitabile; in fin dei conti, in quegli anni, le conoscenze e il materiale a disposizione su cui basarsi non erano molti.

Contenuti del libro
Vediamo ora più nel dettaglio quali sono gli argomenti che troviamo nelle due parti che compongono il libro.

Nella prima parte, la più sostanziosa, vengono trattati tantissimi argomenti.
Si parla del censimento effettuato per il “Progetto lupo”, delle dinamiche di branco, di che cosa fanno i lupi durante i periodi di inattività e di attività, della loro alimentazione, del procedimento usato nello studio delle fatte di lupo, di come i lupi predano e consumano gli animali domestici, della loro riproduzione e delle principali cause di morte.
Si entra poi nella parte che ci collegherà ai motivi che spinsero l’uomo a sterminare il lupo, introducendo l’argomento descrivendo il rapporto che il lupo ha con gli altri animali selvatici, con i cani domestici e con quelli rinselvatichiti e, infine, con l’uomo, parlando anche dell’ibridazione e della domesticazione del lupo.
Si arriva, quindi, alle cause di minaccia per la conservazione del lupo in Italia, dove vengono proposte anche una serie di soluzione da parte dell’autore.
Il capitolo conclusivo di questa prima parte, è dedicato ai tempi e ai modi in cui si è svolto lo sterminio dei lupi.

La seconda parte del libro, inizia con un’analisi delle ragioni che hanno portato allo sterminio del lupo, passando poi per un excursus storico sulla bibliografia del lupo e concludendo con lupi mannari, licantropia e bambini-lupo.

Nel corso dei vari capitoli, di tanto in tanto, Boitani inserisce qualcuna delle sue osservazioni dirette effettuate sui lupi che studiò durante il periodo del censimento, rendendo così il libro più coinvolgente e interessante, senza farci mancare un episodio piuttosto divertente che si verificò con il branco di lupi del Centro Faunistico di Civitella Alfedena.

Luigi Boitani

Materiale aggiuntivo
Boitani ha anche arricchito il libro inserendovi molto altro materiale interessante.

Nella prima parte, sono riportati gli splendidi disegni presi dallo studio di Rudolph Schenkel, che illustrano espressioni facciali e posture corporee assunte dal lupo nella comunicazione.
Sono poi inserite diverse foto dell’epoca, alcune ritraenti lo stesso Boitani impegnato nelle fasi di ricerca.

Nella seconda parte, troviamo alcune immagini di affreschi, pitture, disegni e litografie dei secoli scorsi.

Infine, a conclusione del libro, vi sono ben 4 appendici, più una bibliografia piuttosto ricca.
Nella prima appendice è riportato il contenuto del manifesto per la conservazione del lupo, redatto nel 1973 e aggiornato nel 1979.
Nella seconda appendice, viene fatto un approfondimento sul Progetto Lupo.
Nella terza appendice, vengono spiegati i metodi impiegati per studiare il lupo.
Nella quarta e ultima appendice, viene fatta una “fotografia” della situazione del lupo nelle varie parti del mondo, aggiornata dallo stesso Boitani al momento della scrittura del libro.

IL MIO CONSIGLIO
Se in qualche modo riuscite a reperirne una copia, leggetelo.
Tutto quello che oggi in Italia esiste ed è stato fatto a protezione del lupo, è dovuto in grossa parte al lavoro di Luigi Boitani. Leggere quindi “direttamente da lui” come è iniziato il tutto, vedere il lupo con i suoi occhi, lasciandosi coinvolgere dal racconto di alcuni episodi che ha vissuto in prima persona, merita sicuramente tanto.
Va però sempre ricordato che si tratta di un libro pubblicato nel 1986.
Alcune delle cose scritte sulla biologia del lupo italiano, nel tempo, sono cambiate. Il lupo di oggi, ad esempio, non è più così dipendente dalle discariche come all’ora. Se all’epoca, molto probabilmente, lo aiutarono a salvarsi dall’estinzione, oggi, data l’enorme quantità di selvaggina a sua disposizione, non gli sono più necessarie.
E se avete già qualche conoscenza di base sul lupo, noterete anche che ci sono alcune inesattezze, come ad esempio quando Boitani scrive che il lupo italiano non può essere considerato una sottospecie a sé stante, o che il lupo nero in Italia non esiste, o che non sempre il lupo presenta il ponte carnoso, ma questo era quello che si credeva giusto in quel periodo.
Non trattandosi, quindi, di un testo aggiornato, va letto senza prendere per buono tutto quello che c’è scritto, ma va vissuto come un viaggio indietro nel tempo, nell’Italia a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, tra quelle che erano le conoscenze sul Canis lupus italicus di allora e scoprire com’è iniziata la storia della sua protezione direttamente da chi c’era.

RINGRAZIAMENTI
Vorrei fare un ringraziamento particolare a Giuseppe, che mi ha dato il permesso di linkare il suo blog nella mia recensione.
Fate i bravi e visitate il blog di Giuseppe!!! https://giuseppebellomo89.wordpress.com/

Recensione “Lupi”

LUPI
Dalla parte del miglior nemico dell’uomo
di Barry Lopez

INFORMAZIONI GENERALI
Genere: Saggio
Titolo originale: Of wolves and men
Anno di Copyright: 1978

INFORMAZIONI SULL’EDIZIONE DI RIFERIMENTO
ISBN: 88-384-4728-4
Editore: Edizioni Piemme S.p.A.
Data di pubblicazione: 2002 (Edizioni Piemme Pocket)
Pagine: 416

GUIDA PER L’ACQUISTO E LA LETTURA
Anno di scrittura del libro: 1978
Periodo di osservazione dei lupi: 1976
Lupo osservato: Lupo artico
Luogo di osservazione: Alaska, nella Goldstream Valley, qualche km a nord da Fairbanks
Stato dei lupi: in libertà, con qualche riferimento a quelli osservati in cattività

TRAMA
Simbolo spirituale per i nativi indiani, cacciatore alla pari per gli eschimesi, ricettacolo di paure irrazionali per molti popoli, il lupo occupa un posto speciale nel nostro immaginario. Da sempre il suo rapporto con l’uomo è contraddittorio e complesso, fatto di paura e di ostilità, ma anche di sorprendenti affinità. Con grande competenza, sensibilità e passione, Barry Lopez traccia un ritratto inedito di questo straordinario animale e ci conduce alla scoperta dei suoi comportamenti, della sua psicologia, della complessa struttura sociale del branco e del difficile rapporto con l’uomo. Ne emerge un quadro a tutto tondo, dedicato a uno degli animali più temuti, perseguitati e affascinanti che popolano la terra.

Copertina I^ edizione italiana, 1999

BREVE STORIA EDITORIALE ITALIANA
Scritto e pubblicato per la prima volta in America nel 1978, arriva in Italia nella sua prima edizione solo nel 1999, col titolo “Lupi, dalla parte del miglior nemico dell’uomo”.

Nel 2019 viene pubblicato in una nuova edizione intitolata “Uomini e lupi”, titolo fedele a quello in lingua originale: “Of wolves and men”.

ELEMENTI DI APPROFONDIMENTO
Come vi sarete ormai resi conto, ci tengo sempre molto a sottolineare quanto sia importante guardare in che periodo un libro è stato scritto, tanto che lo indico anche nella guida “Per l’acquisto e la lettura”.
Con questo libro, questo elemento diventa di sostanziale importanza, in quanto gli studi e le ricerche svolte dall’autore e qui riportate, risalgono agli anni ’70.
Lopez si reca per la prima volta nell’Artico per studiare i lupi nel 1976 e il libro viene pubblicato nel 1978.
Noterete, quindi, nella parte in cui si sofferma ad illustrare la distribuzione del lupo nel mondo, come oggi le cose siano cambiate. In quegli anni non era neanche ancora stato reintrodotto il lupo all’interno del Parco Nazionale di Yellowstone (vi verrà reintrodotto nel 1995, circa vent’anni dopo).
E non è un caso che tra gli anni ’70 e ’80, una buona fetta dei ricercatori, interessati a studiare il lupo nel suo ambiente naturale, si recassero nell’Artico, in quanto, in quegli anni, era proprio lì che sopravvivevano le popolazioni di lupo più corpose.

Copertina edizione italiana, 2019

Infine, in questa recensione, così come in quella di “Mai gridare al lupo” di Farley Mowat
(https://passionelibrielupi.home.blog/2019/05/25/recensione-mai-gridare-al-lupo/), non ho indicato in modo specifico quali sottospecie di lupo vengono prese in esame dagli autori, ma ho inserito un generico “Lupo Artico”. Questo è dato dal fatto che non ho elementi sufficienti che mi permettano di scrivere qualcosa di più preciso.
Gli stessi autori usano la denominazione di Lupo Artico e Lopez, in questa opera, spiega anche le difficoltà riscontrate nella classificazione delle sottospecie (tenete inoltre anche conto del fatto che all’epoca non c’era l’ausilio dei test genetici!), pertanto questa mi sembrava la dicitura più corretta da usare, sebbene, in realtà, Lupo Artico sia il nome comune usato per indicare la sottospecie Canis lupus arctos, situata nella zona più a nord del Canada, vicino alla Groenlandia.
In realtà, analizzando l’attuale distribuzione del lupo, si potrebbero fare benissimo delle supposizioni e ipotizzare, probabilmente con una certa certezza, quali siano le sottospecie presenti nelle zone perlustrate da Lopez e Mowat all’epoca, ma dal momento che non sono né una scienziata, né un’esperta, preferisco tenere queste considerazioni per me.

Fatte queste dovute premesse, vi lascio alla recensione.

L’autore Barry Lopez

LA MIA RECENSIONE
Gli argomenti toccati da Lopez in questo libro sono veramente tanti e per darne un’idea più chiara inizierò accennandone i contenuti.

Il libro è suddiviso in quattro parti; in ognuna viene approfondito un argomento diverso, ma tutte sono interconnesse tra loro.
Nella prima parte, quella più tecnica, viene descritta la specie lupo, sia in termini morfologici ed etologici, che di evoluzione e diffusione nel mondo.
Il capitolo conclusivo, dedicato al rapporto del lupo con le altre specie, uomo compreso, è quello che ci introdurrà agli argomenti trattati nel resto del libro.

Nella seconda e terza parte, l’autore analizza in modo abbastanza minuzioso il rapporto che l’uomo ha avuto col lupo in America attraverso i secoli, passando dalle popolazioni indigene (indiani ed eschimesi), ai coloni europei, fino ad arrivare agli attuali Americani.
Quello che emerge da questa analisi è interessante e ci sottopone due visioni del lupo assolutamente contrapposte tra loro.
Gli indiani e gli eschimesi, pur essendo anch’essi, come il lupo, popoli di cacciatori, invece di limitarsi a vederlo come un competitore, lo tengono in grande considerazione, rispettandolo e traendone esempio sia nelle tecniche di caccia, che nel modo in cui si prende cura del proprio branco famigliare, creando così una convivenza simbiotica tra la specie uomo e la specie lupo.
I coloni europei, al contrario, lo vedono come una piaga, ritenendolo un animale codardo e opportunista. Per loro è una minaccia per il bestiame e un ladro di selvaggina e, invece di imparare a conviverci, optano per lo sterminio.

Bestia del Gévaudan

La quarta ed ultima parte, è incentrata sull’analisi della rappresentazione del lupo all’interno della letteratura, sia quella scientifica (che finisce inevitabilmente per confondersi con le leggende e il folklore), che quella favolistica e fiabesca (dove il lupo viene sempre usato come simbolo rappresentativo di qualcosa), analisi che parte dal periodo Medievale, arrivando fino agli anni ’70.
Non mancano citazioni dei lupi mannari e dei bambini-lupo.
Viene inoltre fatto qualche accenno del lupo nella mitologia.

Il lupo “reale” e il lupo “fantastico”
Con la pubblicazione di “Lupi”, Lopez si era posto un obiettivo ben preciso: far capire al grande pubblico che il lupo reale e quello delle favole sono due lupi ben diversi, in un periodo in cui, anche all’interno della letteratura scientifica, questi due lupi venivano ancora confusi.
In fin dei conti, per trovare una giustificazione al continuo sterminio di questo animale, che perdurava ormai da secoli, non potevano non essergli stati cuciti addosso miti e leggende facendoli passare per veri, con l’obiettivo di renderlo una creatura famelica e immonda, aggiudicandosi così i consensi della massa per poter continuare a cacciarlo legalmente. Ma le credenze, si sa, sono dure a morire e gli strascichi di queste credenze venivano inevitabilmente riportati anche nella letteratura scientifica e cercare di “modificare” la mentalità delle persone non era certo impresa facile.
Forse può risultare difficile capire questa difficoltà nel mondo di oggi, dove sempre più persone si interessano allo studio del lupo, dove in libreria possiamo trovare tantissimi testi attendibili sulla sua biologia e dove vengono spesso organizzate giornate informative aperte al pubblico per conoscerlo meglio. In generale, rispetto a una volta, c’è molta più conoscenza e ci sono molti più mezzi per acquisirla. Nonostante questo, quante persone ancora ritengono che la descrizione del lupo delle favole sia assolutamente attendibile e reale?
Provate quindi ad immaginare cosa volesse dire cercare di spiegare questa differenza negli anni ’70, quando si era tra i primi a farlo, sostenuti solo da un pugno di altri scienziati e con il resto del mondo addosso e i governi che volevano invece dimostrare che il lupo fosse un’effettiva minaccia, per dare sostegno alla voce del potente scompartimento dei cacciatori, che volevano continuare a praticare indisturbati lo sterminio di questo grande predatore. L’obiettivo che si era posto Lopez, non era certo una passeggiata!

Visioni opposte del lupo “reale”
Ma l’analisi di Lopez fa emergere un ulteriore punto fondamentale: non solo esistono un lupo “reale” e un lupo “fantastico”, ma lo stesso lupo “reale” è stato spaccato in due visioni contrapposte; da una parte c’è il lupo rispettato e venerato dei nativi americani e, dall’altra, il lupo odiato e massacrato dei coloni europei.
Lopez lo spiega molto bene con queste parole:

«Ed è qui che emerge un aspetto doloroso della condizione del lupo. In una società basata sulla caccia, come quella dei Cheyenne, le qualità universalmente ammirate, vale a dire coraggio, abilità venatoria e resistenza, collocavano il lupo in un pantheon di animali rispettati; ma quando l’uomo passò all’agricoltura, all’allevamento e alla vita cittadina, lo stesso lupo divenne oggetto di odio in quanto codardo, stupido e rapace.»

La caccia al lupo
Non esiste un altro animale al mondo che sia stato braccato tanto quanto il lupo e le tecniche usate per cacciarlo, terribili e cruente, che l’autore ci illustra, ne sono la prova.
Ho trovato emotivamente difficile leggere i capitoli che parlano di questo argomento. Lopez nelle sue descrizioni è piuttosto minuzioso e lascia poco all’immaginazione.
Sottolinea anche come la caccia frenetica al lupo abbia coinvolto svariate altre specie animali (addirittura bambini!), andando così a creare un notevole danno ecologico e ambientale.
Questo aspetto ci fa notare ancora di più l’ironia della situazione: l’uomo bianco, che si crede civilizzato, arriva in un nuovo continente e ne distrugge l’ecosistema senza pietà per riadattarlo alle proprie esigenze; l’uomo indigeno, definito un selvaggio dall’uomo bianco, aveva invece imparato ad adattarsi esso stesso a quel territorio, imparando a conviverci e a rispettarlo senza distruggerlo.
Lopez ci lascia quindi con un interrogativo finale: CHI è l’uomo civilizzato e QUALE quello selvaggio?

IL MIO CONSIGLIO
Come si può già intuire dal titolo (“Of wolves and men”) e poi dall’analisi delle quattro parti che lo compongono, il libro è principalmente incentrato sul rapporto tra uomo e lupo, o meglio, sulla visione che l’uomo ha del lupo, sia a seconda del luogo in cui ci si trova, sia a seconda dell’epoca.
La parte strettamente dedicata alla biologia del lupo, per quanto interessante, è decisamente breve, ma Lopez fornisce tantissimi spunti di lettura per poterla approfondire, citando studi, ricerche e pubblicazioni di altri esperti, facilmente reperibili e consultabili e inserendo, inoltre, un’ottima bibliografia.
Si tratta quindi di un testo utile per conoscere e cercare di capire il rapporto che si è creato tra l’uomo e il lupo nel corso della storia e non credo di cadere in errore definendolo “quasi” un saggio psicologico.
Ad ogni modo, nonostante la tipologia degli argomenti trattati, la lettura è scorrevole e leggera; ho trovato impeccabile il modo di scrivere di Lopez, che riesce a mantenere alta l’attenzione anche su quelle parti che potrebbero risultare noiose.
Concludendo, lo ritengo un bellissimo libro, che non è diventato tanto famoso e conosciuto solo per caso, ma perché l’ha meritato davvero.

Recensione “Lupus in Fabula”

LUPUS IN FABULA
La lunga marcia del lupo
di Franco Tassi

INFORMAZIONI GENERALI
Genere: Saggio
Anno di Copyright: 2016

INFORMAZIONI SULL’EDIZIONE DI RIFERIMENTO
ISBN: 9788899462161
Editore: Stella Mattutina Edizioni
Data di pubblicazione: II edizione dicembre 2016
Pagine: 71

GUIDA PER L’ACQUISTO E LA LETTURA
Anno di scrittura del libro: 2016
Periodo di osservazione dei lupi: è un saggio che racconta alcune parti salienti della storia del lupo in Italia, non si tratta pertanto di un resoconto su osservazioni dirette sul lupo
Lupo trattato: Canis lupus italicus (Lupo Appenninico)
Luogo in cui si trovano i lupi trattati: Italia
Stato dei lupi: in libertà

TRAMA
(dalla quarta di copertina del libro)
Lupus in Fabula è il racconto della Lunga marcia del Lupo appenninico che, sull’orlo dell’estinzione negli anni Settanta, venne salvato grazie all’Operazione San Francesco, ideata dal Direttore storico del Parco Nazionale d’Abruzzo, Franco Tassi.
In quest’opera l’Autore narra, ripercorrendone le tappe principali, l’avvincente storia di uno dei simboli più controversi della Natura selvaggia – il Lupo – svelando verità spesso taciute, e aprendo nuovi orizzonti all’Ecologia di Frontiera, quella disciplina che, superando barriere e pregiudizi, mira a ristabilire un equilibrato rapporto tra Uomo e Natura.

Nell’opera è poi inserita anche la raccolta di un ricco florilegio di aforismi, citazioni, proverbi e detti che hanno come protagonista il Lupo.

ELEMENTI DI APPROFONDIMENTO
Penso che, prima di parlare dei contenuti di questo libro, sia importante ricordare chi è l’autore.
Chi ha già avuto a che fare con la storia dell’ambientalismo italiano, o ha già letto qualcosa sul lupo italiano, si sarà già imbattuto sul nome di Franco Tassi.

Franco Tassi e il cucciolo Oscar

Franco Tassi, dopo essersi laureato in Giurisprudenza e, successivamente, in Scienze Biologiche, intraprende la carriera di docente universitario, insegnando ecologia applicata presso la facoltà Veterinaria di Napoli e conservazione della natura presso la facoltà di Scienze Biologiche di Camerino.
È a questo punto che inizia a diventare noto in tutto il mondo per via delle sue battaglie in difesa della Natura, battaglie che riesce a portare avanti in modo incisivo grazie al suo ruolo di Direttore Soprintendente del Parco Nazionale d’Abruzzo (dal 1969 al 2002) e di membro del consiglio nazionale del WWF Italia (dal 1967 e per oltre vent’anni).
Ad oggi, è responsabile del Centro Parchi Internazionale e del Centro Studi Ecologici Appenninici.

Di cose, in realtà, ne ha fatte molte altre, ma diciamo che queste sono tra le più famose o, per lo meno, sono tra le principali da ricordare quando si parla di lupo, soprattutto per rendersi conto che Franco Tassi non è l’ultimo arrivato, ma che giusto “qualcosina” la sa!

LA MIA RECENSIONE
Detto quanto sopra, è facile capire perché reputo questo libretto tanto importante.

Franco Tassi

Lo chiamo “libretto” perché, viste le sue dimensioni, in fin dei conti, questo è. Stiamo infatti parlando di un formato 16,5 x 11,5 che conta appena 71 pagine.
Nonostante le poche pagine, però, Tassi riesce a toccare tanti argomenti e dedica un paragrafetto ad ognuno di essi. Ma la cosa che trovo davvero bella e particolare è che, ogni argomento, è correlato da tanto materiale. Vengono infatti riportati articoli di giornale, foto d’epoca, poster informativi, raffigurazioni e tante altre cose.
Mi capita quindi quasi sempre, ogni volta che mi posiziono davanti alla mia libreria, di riprenderlo in mano e iniziare a sfogliarlo per riguardare qualche immagine e leggiucchiare qualcosa qua e là.
Insomma, lo trovo davvero carino.

È poi stato sempre questo libretto a farmi venire una gran voglia di andare a visitare il Museo del Lupo di Civitella Alfedena, del quale sono riportate due foto storiche (le ho guardate talmente tante volte che conosco la facciata di quel museo a memoria!).
Sono poi finalmente riuscita a soddisfare questo mio desiderio nel corso del 2019, durante il corso del Cammina Lupo (https://passionelibrielupi.home.blog/2019/05/29/corso-cammina-lupo-2-edizione/ ), anche se comunque ho una gran voglia di tornarci di nuovo! XD

Maggio 2019 – Museo del Lupo, Civitella Alfedena

Ciò che invece mi aspettavo di trovare e purtroppo non c’è, è il racconto di qualche esperienza diretta dello stesso autore. Insomma, Tassi ha riportato dati, fatti e verità, ma non ci ha messo niente di “suo” e dal momento che si tratta di una persona che di cose ne ha viste e vissute, ne avrebbe avute tante da scrivere. Si limita invece a riportare le varie informazioni nel classico “neutrale” metodo scientifico, da vero uomo di scienza qual è.

Collina dei Lupi, Civitella Alfedena

IL MIO CONSIGLIO
Ve lo consiglio proprio tanto. È vero che è piccolino, ma il prezzo è proporzionato al contenuto e il materiale che ci si trova dentro è piuttosto interessante.
C’è un solo problema che ho riscontrato: la dimensione dei caratteri.
Per quanto riguarda i paragrafi scritti da Tassi, non c’è problema, il problema sono i contenuti degli articoli di giornale e dei poster informativi. Dal momento che questi, in origine, erano stati stampati in formati molto più grandi, andando a ridurli per adattarli al formato di questo libretto, le scritte sono diventate veramente piccole.
Dal momento che sarebbe un peccato non leggerli, vi consiglio di munirvi di una buona luce e, se non dovesse bastarvi, di abbinarci anche una bella lente d’ingrandimento (che detta così fa ridere, ma quando avrete il libro fra le mani capirete che non è un’idea così sbagliata).

Recensione “I figli del bosco”

I FIGLI DEL BOSCO
L’avventura di due lupi alla scoperta della libertà
di Giuseppe Festa

INFORMAZIONI GENERALI
Genere: Saggio
Anno di Copyright: 2018

INFORMAZIONI SULL’EDIZIONE DI RIFERIMENTO
ISBN: 978-88-11-60409-9
Editore: Garzanti
Data di pubblicazione: I edizione ottobre 2018
Pagine: 208

GUIDA PER L’ACQUISTO E LA LETTURA
Anno di scrittura del libro: 2017/2018
Periodo di osservazione dei lupi: l’autore fa osservazioni dirette nel periodo 2017/2018
Lupo trattato: Canis lupus italicus (Lupo Appenninico)
Luogo in cui si trovano i lupi trattati: Italia
Stato dei lupi: cattività / libertà

TRAMA
(dalla quarta di copertina del libro)
Ulisse e Achille sono cuccioli di lupo: trovati nel bosco soli e in difficoltà, vengono affidati a Elisa e ai volontari del Centro Monte Adone, una struttura per il recupero e la cura degli animali selvatici sull’Appennino Bolognese. Secondo la prassi i due dovrebbero rimanere in un recinto per il resto dei loro giorni: quando crescono al fianco dell’uomo, infatti, i lupi non apprendono il linguaggio del branco, strumento indispensabile per sopravvivere in natura. Ma Elisa e i suoi compagni non si vogliono arrendere: hanno deciso che restituiranno al bosco i suoi figli, ridando loro la possibilità di una vita senza recinzioni. Ad accompagnare i ragazzi di Monte Adone in questa sfida del coraggio, dell’ostinazione e della passione è Giuseppe Festa: trascorre con loro quindici mesi tra le cime innevate e selvagge dell’Appennino, ne condivide entusiasmi e delusioni, e oggi racconta in queste pagine l’avventura loro e di Ulisse e Achille, fino al sorprendente finale. Avvincente come un romanzo e documentato in ogni particolare, I figli del bosco celebra il fascino della natura, senza rappresentarla come un sogno romantico ma raccontandola in tutta la sua asprezza; sfata miti e pregiudizi, rivelando la fierezza e l’anelito di libertà incarnato dagli animali; e ci conquista evocando il rapporto di amore e paura, attrazione e rispetto che da millenni unisce gli uomini e i lupi.

ELEMENTI DI APPROFONDIMENTO
Siamo a gennaio 2017 quando l’autore, Giuseppe Festa, viene contattato da Elisa Berti, dirigente, insieme ai genitori, del Centro Monte Adone.
Elisa ha una richiesta per lui: raccontare la storia del branco di lupi di Monte Adone.
Dopo un primo tentennamento iniziale, Giuseppe accetta.

È così che nasce questo libro, dalla volontà di Elisa Berti di mettere nero su bianco le vicissitudini a cui è sottoposto un animale selvatico recuperato e di tutto il grande lavoro che ci gira intorno.
Un modo per far conoscere al grande pubblico un aspetto del mondo selvatico spesso ignorato.
Questa volontà, abbinata alle capacità di romanziere di Giuseppe Festa, danno frutto ad un’accoppiata vincente.

L’autore, già conosciuto per i suoi romanzi “Il passaggio dell’orso”, “La luna è dei lupi” e “Cento passi per volare”, impostando il libro sullo stile di un diario di viaggio, ci racconta il percorso che ha fatto per conoscere a fondo le storie dei lupi di Monte Adone.
Partirà dalla storia del più famoso Navarre, per passare poi ad Ares, Lara e Wolfy, farà un accenno alle lupe Zelda e Agata, ma i veri protagonisti del libro saranno loro: Ulisse e Achille.

Ulisse e Achille

Questo viaggio lo porterà a conoscere anche le persone, gli enti e i loro esponenti, che operano per la salvaguardia del lupo in Italia.

LA MIA RECENSIONE
Ho amato questo libro e mi è piaciuto talmente tanto che l’ho anche comprato due volte! Sì, perché la prima copia che ho acquistato ha deciso di mangiarsela uno dei miei cani…
Per dimenticanza, l’ho lasciato in giro per casa, ma è stato prontamente ritrovato da qualcun altro.
Siccome non potevo tollerare che questo libro che mi era tanto piaciuto mancasse nella mia libreria, l’ho ricomprato.

Il mio libro smangiucchiato 😦

Sebbene ad attirare la mia attenzione e a spingermi ad acquistare il libro, fosse stato il fatto che contenesse la storia di Ulisse e di Achille, alla fine di tutto, non è stata questa la parte che mi ha colpita di più.
Ciò che apprezzato davvero e che mi è rimasto più impresso, è il racconto di tutto il grande lavoro parallelo che c’è durante la fase di recupero di un animale selvatico e della cooperazione tra enti e associazioni che ne scaturisce. Ho trovato davvero interessante che venisse approfondito questo aspetto.
Generalmente si tende a parlare più della vita selvaggia dei lupi, probabilmente perché piace di più al grande pubblico e fa “vendere più facilmente”, sorvolando così sulla grande realtà di tutte le associazioni e gli enti che lavorano su un territorio, di tutti i volontari che dedicano il loro tempo libero agli animali in difficoltà, di tutte quelle persone che arrivano a compromettere la loro vita privata per la salvaguardia di una specie (sì, in questo settore succede spesso!).

L’autore, in questo libro, si allontana anche da quella visione fiabesca e stereotipata che spesso la gente ha in testa del mondo naturale, facendo invece notare quali sono le sue difficoltà e i suoi pericoli e sottolineando come spesso, purtroppo, la causa dei mali sia proprio l’uomo.
Con questo non voglio assolutamente dire che l’autore descrive la natura come un luogo infimo e pericoloso, ma, semplicemente, la racconta così com’è, nella sua meravigliosa realtà.

Non vorrei però trarvi in inganno, facendovi credere che i lupi vengano trattati come figure marginali, anzi! Sono al centro di tutto il libro e, mano a mano che si procede nella lettura, si acquisiscono anche tante informazioni sulla loro etologia ed è davvero meraviglioso come Elisa Berti sfrutti le sue conoscenze riguardo a questo argomento per cercare di “entrare nelle loro teste”, con l’obiettivo di trovare una soluzione ai problemi contro cui, di volta in volta, si trova a scontrarsi.

IL MIO CONSIGLIO
E’ un libro eccellente se vi interessa acquisire qualche nozione di etologia, oppure, se vi interessa conoscere il lavoro che viene svolto nelle fasi di recupero di un animale selvatico e quali sono le figure che se ne occupano. Ve lo consiglio anche se state cercando qualcosa che sia stato scritto di recente, una lettura un po’ più aggiornata, per così dire.
Ve lo sconsiglio invece vivamente se non volete piangere; qui il fazzoletto vi servirà, anzi, forse anche più di uno!
Vi sconsiglio anche di iniziarne la lettura se non avrete poi a disposizione una bella fetta di tempo! È talmente scorrevole il modo in cui scrive Giuseppe Festa che, una volta iniziato, non si riesce più a smettere.

Pertanto, ritagliatevi un bel po’ di tempo, preparate i fazzoletti e buona lettura!

Recensione “La via del Lupo”

LA VIA DEL LUPO
Nella natura selvaggia dall’Appennino alle Alpi
di Marco Albino Ferrari

INFORMAZIONI GENERALI
Genere: Saggio
Anno di Copyright: 2012

INFORMAZIONI SULL’EDIZIONE DI RIFERIMENTO
ISBN: 978-88-420-5600-3
Editore: Laterza
Data di pubblicazione: I edizione settembre 2012
Pagine: 199

GUIDA PER L’ACQUISTO E LA LETTURA
Anno di scrittura del libro: 2012
Periodo di osservazione dei lupi: non si tratta di un’osservazione diretta
Lupo trattato: Canis lupus italicus (Lupo Appenninico)
Luogo in cui si trovano i lupi trattati: Italia
Stato dei lupi: in libertà

TRAMA
(dalla quarta di copertina del libro)
«Camminavo seguendo le misteriose tracce e ascoltando il rumore come di vetri calpestati che il mio passo produceva sulla neve ghiacciata. Se fossero state di lupo, quanti esemplari erano passati lungo quella traccia? Un branco? Una coppia? Un lupo solitario? Sapevo bene soltanto una cosa: che imbattersi nelle tracce dei lupi non era un evento affatto eccezionale sui Monti Sibillini».
Passo dopo passo, Marco Albino Ferrari ha rintracciato la ‘via’ che da circa quarant’anni il lupo è tornato a percorrere, fra luoghi marginali e misteriosi, dopo essere scomparso alla vista dell’uomo.
Una via naturale attraverso foreste, altipiani, praterie d’alta quota, crinali, vallate secondarie e paesi isolati: l’altopiano di Castelluccio di Norcia, le Foreste Casentinesi, l’Appennino parmense, le Alpi Liguri, le Marittime, il Parco del Gran Paradiso, e ancora più in là, sull’arco alpino fino in Trentino.
È lì che gli ultimi branchi sono stati avvistati, dove il Canis lupus italicus si incontrerà con altri esemplari in arrivo dalla Slovenia.
Un incontro inatteso, che forse completerà fino in fondo la via.

ELEMENTI DI APPROFONDIMENTO
La via del lupo, è un vero e proprio tuffo nella storia del lupo in Italia, che l’autore ripercorre non solo cronologicamente, ma anche fisicamente.
Partendo là, da dove tutto è iniziato, in Abruzzo, si muove di località, in località, percorrendo in parte a piedi lo stesso percorso seguito storicamente dal lupo, durante la sua migrazione dall’Appennino abruzzese, fino alle Alpi, tornando a ripopolare quelle zone da dove si era ormai estinto.
Questo percorso, che viene battezzato dall’autore La via del lupo, non è però un percorso ipotizzato, o immaginato solo da lui, ma è stato delineato anche dai naturalisti, che l’hanno riconosciuto come un vero e proprio “corridoio ecologico” del territorio italiano, in quanto, in grado di unire popolazioni biologiche altrimenti separate da barriere naturali, o artificiali.

Areale della distribuzione del lupo nel 1973 (Boitani e Zimen, 1975) e nel 2012 (Kaczensky, 2013)

L’autore si impegna anche a dare un’immagine più completa possibile del lupo.
In ogni nuovo luogo che raggiunge, raccoglie pensieri e pareri della gente del posto, per capire come il lupo viene vissuto e recepito dagli abitanti dei luoghi in cui è presente, senza tralasciare una delle figure più importanti: quella del pastore.
In questo modo, Ferrari, dà “voce” anche al popolo e non solo agli esperti che, comunque, intervisterà lungo il suo percorso. Incontreremo infatti tutti i personaggi più importanti che hanno fatto la storia del lupo in Italia, come, ad esempio, Luigi Boitani e Giorgio Boscagli.

Seguendo i passi del lupo, l’autore si troverà anche ad attraversare alcuni dei Parchi più belli e importanti della nostra penisola, come i Parchi Nazionali d’Abruzzo, dei Monti Sibillini, delle Foreste Casentinesi e del Gran Paradiso, il Parco dei Cento Laghi e il Parco Naturale delle Alpi Marittime.
Ferrari, coglierà l’occasione per descrivere i luoghi più scenici e particolari dei vari Parchi e accennerà anche alle parti più salienti della storia di ciascuno di essi, facendoci così viaggiare un po’ insieme a lui.

LA MIA RECENSIONE
Comprai questo libro “a scatola chiusa”. Generalmente, quando noto su uno scaffale un libro per me potenzialmente interessante, tendo a dare una letta veloce alla trama, all’indice e a sfogliare velocemente qualche pagina. Questo invece lo comprai così, senza guardare niente, pensando: “vedrò quando lo leggerò”.
Avendo iniziato a leggerlo senza nessun tipo di aspettativa, pagina dopo pagina, gli argomenti che vi ho trovato mi hanno entusiasmata sempre di più.

Come si può già intuire dalla trama, La via del lupo, non è un libro che parla solo di lupi, ma anche di tutto ciò che li circonda. Non è il solito libro di saggistica, dove si trovano elenchi di studi e ricerche inerenti al lupo, o raccolte delle sue caratteristiche fisiche e caratteriali, ma si tratta di una vera e propria full immersion a 360° nel loro mondo.
Certo, vengono raccontate alcune delle storie più famose, come, ad esempio, quella del lupo Ezechiele (più noto come Ligabue), ma il tema centrale è quello riguardante il rapporto uomo-lupo-ambiente.
Nonostante molti lettori abbiano criticato proprio questo aspetto del libro, è invece quello che, personalmente, ho apprezzato di più e che ritengo essere il suo punto di forza, perché lo rende diverso da quello che in genere si è soliti leggere quando si tratta di saggistica.

E’ un libro che mi ha fatto venire voglia di viaggiare. Le descrizioni di Ferrari, quando si sofferma ad ammirare un paesaggio, sono così minuziose che, in certi momenti, mi sembrava di essere lì con lui e di avere visto tutto con i miei stessi occhi.
Mi sono così ritrovata ad avere tanti spunti per futuri itinerari che, presto o tardi, mi piacerebbe percorrere.

C’è stata una parte, in particolare, che mi ha fatto davvero molto piacere trovare, quella del “Progetto Lupo”, così come è stata raccontata dallo stesso Boitani.
Il “Progetto Lupo”, è il progetto che diede il via alla storia italiana del lupo e che vide coinvolti tre personaggi oggi famosi in tutto il mondo, ma che, all’epoca, erano solo agli inizi delle loro carriere, tre giovani ragazzi un po’ hippy e un po’ pazzi: Boitani, Zimen e Mech.
Sono tra i personaggi che più ammiro e mi sono profondamente commossa quando sono arrivata alla parte in cui Boitani e Zimen trasportano in braccio, morto, il loro primo lupo radiocollarato.

Insomma, questo libro mi ha trasmesso tante emozioni, mi ha dato modo di vedere il lupo da diversi punti di vista e mi ha fatto vivere, per qualche istante, alcune delle bellezze della nostra penisola.

Devo però fare anche un doveroso appunto negativo.
Per via di quelli che spero siano stati errori di battitura (speriamo!), i nomi di alcune località sono sbagliati. Per esempio, Bagno di Romagna, è diventato BagnI di Romagna, oppure, Campigna, è diventato CampigLIa.
Comunque, visto quanto mi è piaciuto il libro, gli errori sono perdonati. 🙂

IL MIO CONSIGLIO
Alle soglie del 2012, era arrivato il momento giusto per scrivere e pubblicare un testo che facesse il punto della situazione sul lupo italiano. La via del lupo, è quindi andato a riempire un tassello mancante nello scomparto della letteratura.
Nonostante si tratti di un libro che apprezzo moltissimo e di cui, di tanto in tanto, rileggo volentieri qualche passo, non lo consiglio però a tutti. Se la vostra idea è quella di leggere un libro totalmente incentrato sul lupo, questo non è quello adatto. Se cercate invece qualcosa che spazi anche intorno all’ambiente in cui vive, è perfetto. Ancora di più, ve lo consiglio se l’obiettivo è quello di farvi un excursus storico sul lupo italiano.
Tra le varie recensioni on-line, mi è capitato più volte di leggere che alcuni temi sarebbero dovuti essere maggiormente approfonditi dall’autore, ma siccome gli argomenti trattati sono tanti e diversi, se fossero stati tutti doverosamente approfonditi, ne sarebbe risultato un testo piuttosto lungo e pesante. Perciò, dal mio punto di vista, va bene così e, piuttosto, se ne può approfittare per prendere qualche spunto per eventuali letture future.

Recensione “Mai gridare al lupo”

MAI GRIDARE AL LUPO
di Farley Mowat

INFORMAZIONI GENERALI
Genere: Saggio
Titolo originale: Never cry wolf
Anno di Copyright: 1963

INFORMAZIONI SULL’EDIZIONE DI RIFERIMENTO
ISBN: A000013952
Editore: Longanesi & C.
Data di pubblicazione: settembre 1984
Pagine: 193 + 12 pagine illustrate da Anna Moffioletti, sul Lupo Artico

GUIDA PER L’ACQUISTO E LA LETTURA
Anno di scrittura del libro: 1963
Periodo di osservazione dei lupi: metà degli anni ‘50
Lupo osservato: Lupo artico
Luogo di osservazione: Barren Lands del Keewatin, Canada
Stato dei lupi: in libertà

TRAMA
(dalla quarta di copertina del libro)
Farley Mowat aveva solo cinque anni quando scoprì la sua passione per gli animali.
I primi ad attrarlo furono quelli domestici poi, a poco a poco, quelli sempre più selvatici finché un giorno, ormai “grande” e affermato biologo, partì per una spedizione nel Canada settentrionale, regno del temutissimo “lupo artico”. Solo tra i ghiacci, Mowat avrebbe dovuto documentarsi e riferire al governo canadese sulla nocività del lupo, accusato di compiere immense stragi tra le popolazioni di caribù…
Cronaca minuziosa di ogni attimo di questa sua grande avventura durata molti mesi, MAI GRIDARE AL LUPO è un libro singolare, ricchissimo di emozioni e di poesia: il primo incontro col “nemico”, la paura, il reciproco adattamento, la convivenza, la sorprendente scoperta della vera indole del “presunto assassino”, un animale intelligente e organizzato (a modo suo persino “tenero” di cuore!) che attacca solo per fame e non certo per irresistibile bramosia di strage.

Copertina I^ edizione italiana, 1963

BREVE STORIA EDITORIALE ITALIANA
Pubblicato per la prima volta in Italia nel 1963, ha visto varie riedizioni fino agli anni ’80. Dopodiché, a partire dagli anni ’90, è praticamente caduto nel “dimenticatoio”. Bisognerà attendere fino al 2012, prima di ricominciare a trovarlo sugli scaffali delle librerie.
Altro particolare: il libro venne inizialmente intitolato “Il compagno dei lupi”, titolo modificato poi in “Mai gridare al lupo” dalle edizioni degli anni ’80 in poi.

ELEMENTI DI APPROFONDIMENTO
Non a caso dico che il libro è caduto nel “dimenticatoio”.
Ebbi la fortuna di trovarlo ad un prezzo ridicolo ad una fiera nei primi anni del 2000. Non conoscevo il libro e non avevo neanche mai sentito nominare l’autore.
Lessi il libro in poco più di un giorno e lo amai subito tantissimo. Ne parlai quindi molto in giro, soprattutto con persone amanti dei lupi che, come me, leggevano tutto quello che la letteratura poteva offrire al riguardo. Beh, non trovai mai nessuno che lo conoscesse.
Iniziai quindi a fare qualche ricerca e scoprii che “Mai gridare al lupo” è, in realtà, il primo libro monografico ad essere mai stato scritto sul lupo ed ebbe talmente tanto successo in madrepatria, che ne ricavarono anche un film e un documentario.
Il motivo principale del suo successo, fu dato dal fatto che Mowat trasmise un’immagine positiva del lupo, antropomorfizzandolo appositamente nei suoi racconti, proprio per raggiungere questo scopo e diede, invece, un’immagine negativa dell’uomo, che lo uccideva per i motivi più insensati. Tutto questo era totalmente in antitesi con i pensieri dell’epoca dove, nell’immaginario comune, il lupo era visto come una belva malefica e sterminatrice e l’uomo rappresentava la figura salvatrice, in grado di fermarlo.
Quindi, non solo Mowat riferì al governo canadese che non era il lupo il responsabile del forte calo delle mandrie di caribù, ma imputò la colpa all’uomo, che rese colpevole anche delle inutili uccisioni perpetrate ai lupi stessi.
Una vera rivoluzione!

Locandina italiana del film

Ma non è finita qui.
Se tra il grande pubblico il libro riscosse un vasto successo (tantissimi cittadini scrissero al Canadian Wildlife Service perché venissero fermate le uccisioni dei lupi!), fu invece accolto molto duramente dalla critica. In molti, sostennero che la maggior parte delle situazioni raccontate dall’autore fossero inventate di sana pianta, perché assolutamente poco veritiere e improbabili e che, pertanto, il libro andava considerato al pari di un romanzo di fantasia e niente di più.
Questa teoria venne sostenuta fermamente anche da molti esperti del mondo scientifico, tra i quali Devid Mech, che vedevano “Never cry wolf” come un testo che lanciava sabbia negli occhi, invece di portare cultura e conoscenza sul lupo.

Mi stupisce quindi che, visto tutto il suo storico, “Mai gridare al lupo” sia scomparso dalle librerie per circa un trentennio, per tornare sugli scaffali solo ora che il lupo va di moda.

Copertina edizione italiana, 2012

LA MIA RECENSIONE
Come ho precedentemente scritto, ho amato questo libro fin da subito.
Il modo di scrivere di Mowat, mi ha letteralmente trasportata all’interno del libro e mi ha trasmesso talmente bene le proprie emozioni, che più di una volta mi sono ritrovata con la sensazione di essere stata presente io stessa durante la spedizione. Inoltre, durante il racconto, di tanto in tanto, salta fuori punzecchiante l’ironia dell’autore, dando così una nota di allegria alle varie vicende.
Questa lettura è stata per me un susseguirsi di emozioni. I frammenti di vita quotidiana dei lupi, per il modo in cui sono stati raccontanti, mi hanno riempito il cuore, la sottile ironia nei vari contesti mi ha fatto ridere e ho pianto quando venivano raccontate le brutalità perpetrate ai lupi per mano dell’uomo.

Sebbene, ad oggi, io sia consapevole del fatto che buona parte del libro è molto probabilmente un’invenzione, il mio pensiero non è cambiato di una virgola.
Mai gridare al lupo” è riuscito ad aprire una breccia là dove fino a prima di quel momento non c’era mai riuscito nessun altro.
Ha sensibilizzato tantissimo le persone sulla tematica del lupo, che hanno cominciato a non vederlo più come un animale nocivo da eradicare, ma come un animale da proteggere. A sostegno di questo, basta pensare al motivo stesso della spedizione di Mowat: doveva studiare il lupo con l’obiettivo di confermarne la nocività e la pericolosità.
Pertanto, indipendentemente da come ne abbiano parlato la critica e il mondo scientifico, l’ho trovato un bellissimo libro.

Copertina edizione italiana, 2019

IL MIO CONSIGLIO
Il mio pensiero è che, al di là di tutto quello che possa essere stato detto o scritto su questo libro, è innegabile che abbia avuto un ruolo chiave nella sopravvivenza del lupo.
Mowat, con un libro che conta meno di 200 pagine, che sembra più un romanzo che un assemblamento dei suoi appunti di studio, ha cambiato positivamente l’immagine del lupo in un grossa fetta della collettività ed è arrivato a mettere in movimento organizzazioni governative e scienziati.
Ritengo che “Mai gridare al lupo” non sia semplicemente un libro, ma che rappresenti un vero e proprio pezzo di storia e che meriti nel modo più assoluto di essere letto, per tutto quello che è e per tutto quello che è riuscito a fare.
Leggetelo, senza partire prevenuti, e lasciatevi trascinare senza remore dal vortice di emozioni che vi trasmetterà!

Recensione “Insieme con i lupi”

INSIEME CON I LUPI
di Nicholas Evans

INFORMAZIONI GENERALI
Genere: Romanzo
Titolo originale: The loop
Anno di Copyright: 1998

INFORMAZIONI SULL’EDIZIONE DI RIFERIMENTO
ISBN: 9788817680097
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: I edizione settembre 1998
Pagine: 482

In occasione della mia prima recensione del blog, ho scelto di parlarvi di un libro che sento molto vicino alla mia vita di questo periodo.
Sebbene in generale preferisca la saggistica (vedrete che infatti sarà principalmente di questa che tratterò), di tanto in tanto, non disdegno la lettura di qualche romanzo e dal momento che in questi mesi sto frequentando un corso sul monitoraggio del lupo, è stato proprio un romanzo, letto tempo fa, a tornarmi in mente: “Insieme con i lupi”, di Nicholas Evans.
Così me lo sono riletto e durante la lettura non ho potuto non immedesimarmi nei panni della biologa Helen Ross, specialista nel monitoraggio dei lupi e così profondamente innamorata del suo lavoro e dei “suoi lupi”.

Ma veniamo ora alla trama del libro e lasciamo per dopo le mie impressioni.

TRAMA
(dalla quarta di copertina del libro)
Un tranquillo pomeriggio d’estate, i dintorni della cittadina di Hope, nel Montana: sbucando silenzioso dalla foresta un lupo scende a valle uccidendo un vitello e si avvicina troppo a un bimbo appena nato.
Dunque, i “predatori” sono tornati: nonostante nell’aria aleggi ancora l’odore della carneficina, nonostante lo sterminio crudele perpetrato ai loro danni tanti anni prima. E la gente è in allarme.
Simbolo distorto d’irrazionali paure che affondano le radici in ciò che d’inquietante e di misterioso l’uomo bianco avverte nella Natura, creature per l’immaginario ingiustamente malvagie, i lupi riaccendono negli animi degli abitanti di Hope un odio antico: al punto che alcuni – come Buck Calder, un prepotente, carismatico allevatore della zona – sono pronti a risolvere il problema drasticamente e a imbracciare i fucili. Anche se i lupi sono ora specie protetta, anche se ciò significa mettersi contro la legge.
In questo clima pervaso da forti tensioni giunge da New York Helen Ross, una biologa specialista di lupi che ha l’incarico di sorvegliare gli animali e di seguirne gli spostamenti, di proteggerli da coloro che ne vorrebbero la distruzione. Trentenne, bella e intelligente, Helen sta attraversando una delicata fase della sua vita sentimentale: dopo momenti di intensa passione i suoi rapporti con Joel, il giovane biologo di cui è innamorata e che ora è lontano, sembrano essersi raffreddati, allentati. In preda a una sottile disillusione, a una pena segreta, si getta a capofitto nel lavoro.
Con lei, lungo i sentieri e nei boschi sulle tracce dei lupi, c’è Luke, il diciottenne figlio di Calder, un giovane dagli occhi verdi che, turbato dai forti contrasti col padre, ha trovato consolazione nella Natura imparando “a parlare” con i lupi.
Immersi nell’incantevole scenario del Montana, Helen e Luke – che nonostante la differenza d’età hanno affinità profonde – scoprono pian piano di essere fatti l’una per l’altro.
Ma il loro amore si scontra con innumerevoli ostacoli, difficoltà forse insormontabili: perché devono affrontare l’ostilità del padre di Luke – il loro nemico più implacabile -, i pregiudizi degli abitanti di Hope e infine la presenza di un vecchio, misterioso “cacciatore di lupi” che innesca, in un vertiginoso crescendo, una spirale di dirompente violenza.
Epico romanzo sul conflitto che oppone l’uomo alla Natura e sulle forze oscure che vi sottendono, “Insieme con i lupi” è un’emozionante storia d’amore, passione e redenzione sullo sfondo di un paesaggio incantevole, e insieme una suggestiva esplorazione dei sentimenti, delle ragioni del cuore.

(NOTA: nella quarta di copertina c’è scritto “un lupo scende a valle uccidendo un vitello”. In realtà, il lupo non uccide un vitello, ma un cane.)

ELEMENTI DI APPROFONDIMENTO
Prima di riportare quelle che sono le mie opinioni su questo romanzo, mi sembra doveroso fornire alcuni elementi che ritengo essere fondamentali per riuscire a capire molto meglio la storia nel suo complesso ma, soprattutto, per comprendere più a fondo pensieri e comportamenti dei vari personaggi.

Inizio con un brevissimo excursus storico del lupo nella zona di ambientazione del romanzo.

Nel 1932, il lupo viene dichiarato completamente scomparso all’interno del parco di Yellowstone. La totale assenza del lupo, però, fa sì che i branchi di erbivori crescano e si riproducano completamente indisturbati, facendoli arrivare ad un sovrannumero preoccupante.
Nel 1995, viene così reintrodotto il lupo all’interno del parco, con l’obiettivo di riuscire ad arginare la crescita smisurata degli erbivori.
Il lupo si instaura perfettamente in questa zona e comincia a formare prosperosi branchi, che iniziano a sconfinare dal parco.

Il libro, edito nel 1998, è ambientato proprio nel periodo successivo alla reintroduzione del lupo nel parco di Yellowstone e trova come luogo di svolgimento le cittadine ad esso adiacenti.
Da questa premessa risulta quindi ora forse più semplice capire problemi e necessità delle due fazioni, che l’autore delinea chiaramente fin dall’inizio del romanzo.
Da una parte troviamo i protettori del lupo, rappresentati dall’ente federale Fish & Wildlife Service, capitanati da Dan Prior, che si preoccupano della sua difesa e sopravvivenza, a beneficio di un ecosistema che necessita della sua presenza, ma che devono riuscire a mettere in pratica tutto ciò cercando di rimanere il più oggettivi e imparziali possibile, sia nei confronti del lupo, sia nei confronti di chi se ne vorrebbe sbarazzare, perché questo è ciò che la loro veste di autorità gli impone.
Dall’altra parte troviamo, invece, il duro e compatto schieramento degli allevatori, rappresentati da Buck Calder, il più importante e influente allevatore della zona. Gli allevatori sono ormai abituati ad allevare il loro bestiame senza i pericoli arrecati dalla presenza dei predatori e si trovano pertanto spiazzati e impauriti dal ritorno del lupo, tanto da acclamarne l’abbattimento immediato, mossi, soprattutto, da vecchi miti e credenze duri a morire, che vedono il lupo come una pericolosa bestia sanguinaria.
E’ in mezzo a questa guerriglia che entra in gioco Helen Ross, che dovrà portare avanti il suo lavoro riuscendo però a rimanere totalmente neutrale nei suoi giudizi, senza farsi condizionare da una delle due fazioni.

LA MIA RECENSIONE
Ho acquistato il libro casualmente in una bancarella di libri usati. L’ho notato per caso, ammucchiato in mezzo a dei testi di cinofilia, attratta dal titolo. Non lo conoscevo e non ne avevo neanche mai sentito parlare. Solo il nome dell’autore mi risultava famigliare, famoso per il suo best seller “L’uomo che sussurrava ai cavalli”.
L’ho letto con calma, concedendomi dei momenti di riflessione alla fine di ogni capitolo.

Ciò che ho apprezzato fin da subito, è stato l’impegno che Evans ha messo per rendere il libro più serio e realistico possibile.
Ha imbastito la trama partendo da fatti e luoghi concreti, inserendovi alcune realtà esistenti, come la Fish & Wildlife Service, e ha dato prova di essersi documentato molto bene sul lupo, di cui spiega comportamenti e istinti durante l’evolversi della storia.
E’ infatti lo stesso Evans a dichiarare di essersi dedicato alla lettura di diversi libri sul lupo e di essersi confrontato con degli esperti durante la stesura del libro.

Nonostante questo, ammetto, però, che quando l’ho letto la prima volta, non mi era piaciuto un granché; avevo avuto la sensazione che non mi avesse lasciato niente.
Non è stato così: nei giorni e anche nei mesi successivi, mi sono invece ritrovata molto spesso a ripensare ad alcuni punti del libro e a ragionarci su e l’ho anche ripreso in mano per rileggerne alcuni passi.
Senza che me ne fossi resa conto, mi era entrato in testa a tutti gli effetti.

Alla fine, ho capito che quello che mi aveva colpito, non erano tanto i riferimenti alla vita dei lupi, o gli intrecci amorosi che si creavano, ma il modo in cui Evans aveva affrontato la grande diatriba “lupo sì, lupo no”. La affronta senza sbilanciarsi né da una parte, né dall’altra e lo fa così bene, da riuscire a far rimanere imparziale anche il lettore perché, in fin dei conti, entrambe le parti hanno torto ed entrambe hanno ragione e giunti alla fine del romanzo, diventa chiara la morale che contiene:
che la verità sta sempre nel mezzo e che esiste un solo modo per risolvere i problemi e cioè trovando un punto d’incontro.

Penso che questo romanzo meriti più che mai di essere letto proprio di questi tempi, perché le problematiche che va ad intavolare, sono le stesse che stiamo avendo in Italia in questo momento.
Sebbene sia stato scritto nel 1998, è assolutamente attuale e dimostra come le cose non cambino nel tempo ma che anzi, si ripresentino in modo ciclico.

IL MIO CONSIGLIO
E’ scontato dire che ne consiglio la lettura.
Oltre a contenere una bella storia d’amore, nozioni sul lupo e splendide ambientazioni, dà anche modo di conoscere un reale spaccato della società.
Finzione e realismo si mescolano e si uniscono in perfetta armonia.
Se vi piace sognare, rimanendo con i piedi per terra, è il libro che fa per voi!

Il blog dove si parla di libri che parlano di lupi! 🐺

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora