Cammina Lupo – 2^ edizione

La scorsa settimana, si è conclusa la seconda edizione del corso Cammina Lupo, a cui ho avuto la fortuna di riuscire a prendere parte insieme ad altri fortunati.
Dico che è stata una fortuna per due motivi: primo, perché il numero di richieste d’iscrizione superava abbondantemente il numero massimo di iscritti che potevano essere accettati (non mi ero illusa più di tanto che mi avrebbero presa!) e, secondo, perché questo corso non mi ha dato tanto, DI PIÙ!

Rifugio Ca’ Carnè – Parco Regionale della Vena del Gesso Romagnola

Il programma è stato molto intenso: in 2 mesi si sono tenute 7 serate di lezioni teoriche + 4 escursioni (di cui 2 su weekend) + test finale. Anzi, a dire il vero, diciamo che è stato fatto tutto in un mese e mezzo, perché la metà del mese di aprile è andato bruciato tra festività pasquali, festa della liberazione e ponti vari che si potevano incastrare fino al primo maggio.
Nonostante i tempi un po’ ristretti, il corso è stato davvero ben strutturato. Ogni lezione è stata una sorta di escalation per arrivare preparati su tutti i fronti all’ultima escursione, durante la quale abbiamo assemblato e messo in pratica tutto quello che avevamo precedentemente imparato.
Abbiamo toccato tantissimi argomenti diversi, ma tutti accomunati dallo stesso fine ultimo: il lupo. Si è parlato della biologia, del comportamento, dei metodi di ricerca e monitoraggio del lupo e della legislatura che lo riguarda ma, soprattutto, per tutta la durata del corso, di volta in volta, ci sono stati forniti degli elementi per poter poi essere in grado noi corsisti stessi, di saper divulgare correttamente le informazioni acquisite, sia a livello scientifico, sia a livello didattico.
Ma siccome il monitoraggio e la ricerca su campo prevedono anche il saper conoscere un territorio e sapercisi muovere in autonomia, non è mancata qualche lezione di escursionismo.
Insomma, è stata una formazione a tutto tondo!

Museo del Lupo, Civitella Alfedena – Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise

Ma l’impegno richiesto da questo corso non è stato solo mentale, è stato anche fisico. Anzi… notevolmente fisico! Penso di avere preso più acqua durante le ultime due escursioni di questo corso, che nel resto di tutta la mia vita messo insieme; non sono mancati nemmeno grandine e neve. Abbiamo camminato per sentieri trasformati in corsi d’acqua e, dove non c’era l’acqua, c’era il fango, tanto abbastanza che in certi momenti sembrava di camminare nelle sabbie mobili. E non si è trattato di passeggiatine, ma di vere e proprie escursioni, lunghe diverse chilometri. Ma anche questo faceva parte del corso. In fin dei conti, se tieni davvero ad una cosa, superi qualunque ostacolo per arrivare in fondo, altrimenti cedi e ti arrendi prima.

Monte Comero

CHE COSA È STATO PER ME QUESTO CORSO
Per me ha rappresentato tante cose:

Il potermi auto valutare: dopo tanti anni passati a leggere e studiare autonomamente, ascoltando i tanti relatori che si sono susseguiti durante il corso, ho avuto modo di capire a che punto sono le mie conoscenze e ho potuto considerare quanta strada ho fatto e quanta ancora ne dovrò fare.

Il mettermi alla prova fisicamente: se mi avessero detto che avrei potuto camminare per tanti chilometri, con un certo dislivello, sotto l’acqua torrenziale, ci avrei sonoramente riso sopra! Ho sempre evitato accuratamente qualunque escursione che potesse prevedere anche una sola remota possibilità di leggerissima pioggerellina, tanto che il mio guardaroba escursionistico era totalmente privo di indumenti impermeabili, tranne che per la presenza del mio fantastico ombrellino a fantasia scozzese che è da sempre presente nel mio zaino (in fin dei conti non si sa mai!). E invece ho scoperto un nuovo lato di me; quelli che credevo fossero i miei limiti fisici, erano in realtà solo limiti mentali e anzi, mi sono ulteriormente stupita nello scoprire che… camminare sotto la pioggia mi piace! E’ vero, durante la camminata, imbacuccati sotto i poncho, non si riesce a vedere quasi nulla, ma è nei momenti di sosta, quando si ha modo di guardarsi intorno, che ci si rende conto che la natura regala immagini spettacolari che in una giornata di sole non si possono neanche immaginare. Quella nebbiolina che aleggia tra gli alberi, le nuvole che si muovono lungo le montagne, l’arcobaleno, il sole che fa capolino facendo brillare il bosco dei colori più splendenti. Un’esperienza meravigliosa, che mi ha fatto amare ancora di più la natura e le nostre terre.

Lupo del Centro Faunistico di Civitella Alfedena

Il conoscere tanti esperti: c’è una cosa che ha accomunato tutti i relatori che abbiamo avuto modo di conoscere ed ascoltare durante il corso; da tutti, nessuno escluso, trasparivano una grande passione e un profondo livello culturale ed esperienziale. Li ho ascoltati tutti con grande trasporto e qualche volta (devo ammetterlo) con un po’ di sana invidia, quella che ti spinge ad impegnarti di più e a credere ancora più fermamente in quello che stai facendo.

CHE COSA MI HA LASCIATO
Vivere questa esperienza mi ha lasciata con un obiettivo.
Se prima avevo solo qualche nebbiosa idea su come aderire in qualche modo alla ricerca e al monitoraggio del lupo, ora ho invece delle idee più concrete, che mi hanno permesso di tracciare un progetto personale che, in futuro, potrebbe avere un senso anche per il mondo scientifico.
Continuerò quindi con convinzione per la mia strada, che ora vedo allungarsi più chiaramente verso l’orizzonte.

Cesena, la sera del test finale

RINGRAZIAMENTI
Vorrei concludere questo resoconto facendo dei doverosi ringraziamenti.
Il primo ringraziamento va a Lorenzo Rossi (Presidente dell’associazione Orango e curatore del Museo di Ecologia di Cesena), perché se non avesse condiviso sul suo profilo Facebook il bando per l’iscrizione al corso, non avrei neanche saputo che ci sarebbe stato.
I tutor del corso, che grazie al loro sinergico lavoro organizzativo hanno fatto sì che il corso potesse svolgersi. Vorrei scrivere il nome di ognuno di loro, ma siccome corro il rischio di dimenticarmi di qualcuno, per par condicio non ne metto nessuno 😛
I miei compagni di corso, che sono stati molto più di questo. Sono stati amici, compagni di risate e di divertimento. Ho conosciuto persone fantastiche, che hanno reso questo corso, non un semplice evento formativo, ma un’avventura.
Infine, il ringraziamento più sentito va a Fiorenzo Rossetti, Responsabile del CEAS “Scuola Parchi Romagna”.

Grazie Fiorenzo, perché dandomi la possibilità di partecipare a questo corso, mi hai dato la possibilità di fare entrare tutto questo nel mio bagaglio personale, grazie per tutto quello che ho imparato e per tutte le cose meravigliose che ho visto ma, soprattutto, grazie per avermi dato modo di AMPLIARE I MIEI ORIZZONTI.

Per le foto si ringraziano Scuola Parchi Romagna (https://www.facebook.com/scuola.parchi.romagna/) e tutti i ragazzi che hanno accettato di farmi mettere le loro faccette sul blog (ma tanto siete piccolini e non vi si riconosce 😉 )

CAMMINA LUPO E STAMPA

Recensione “Mai gridare al lupo”

MAI GRIDARE AL LUPO
di Farley Mowat

INFORMAZIONI GENERALI
Genere: Saggio
Titolo originale: Never cry wolf
Anno di Copyright: 1963

INFORMAZIONI SULL’EDIZIONE DI RIFERIMENTO
ISBN: A000013952
Editore: Longanesi & C.
Data di pubblicazione: settembre 1984
Pagine: 193 + 12 pagine illustrate da Anna Moffioletti, sul Lupo Artico

GUIDA PER L’ACQUISTO E LA LETTURA
Anno di scrittura del libro: 1963
Periodo di osservazione dei lupi: metà degli anni ‘50
Lupo osservato: Lupo artico
Luogo di osservazione: Barren Lands del Keewatin, Canada
Stato dei lupi: in libertà

TRAMA
(dalla quarta di copertina del libro)
Farley Mowat aveva solo cinque anni quando scoprì la sua passione per gli animali.
I primi ad attrarlo furono quelli domestici poi, a poco a poco, quelli sempre più selvatici finché un giorno, ormai “grande” e affermato biologo, partì per una spedizione nel Canada settentrionale, regno del temutissimo “lupo artico”. Solo tra i ghiacci, Mowat avrebbe dovuto documentarsi e riferire al governo canadese sulla nocività del lupo, accusato di compiere immense stragi tra le popolazioni di caribù…
Cronaca minuziosa di ogni attimo di questa sua grande avventura durata molti mesi, MAI GRIDARE AL LUPO è un libro singolare, ricchissimo di emozioni e di poesia: il primo incontro col “nemico”, la paura, il reciproco adattamento, la convivenza, la sorprendente scoperta della vera indole del “presunto assassino”, un animale intelligente e organizzato (a modo suo persino “tenero” di cuore!) che attacca solo per fame e non certo per irresistibile bramosia di strage.

Copertina I^ edizione italiana, 1963

BREVE STORIA EDITORIALE ITALIANA
Pubblicato per la prima volta in Italia nel 1963, ha visto varie riedizioni fino agli anni ’80. Dopodiché, a partire dagli anni ’90, è praticamente caduto nel “dimenticatoio”. Bisognerà attendere fino al 2012, prima di ricominciare a trovarlo sugli scaffali delle librerie.
Altro particolare: il libro venne inizialmente intitolato “Il compagno dei lupi”, titolo modificato poi in “Mai gridare al lupo” dalle edizioni degli anni ’80 in poi.

ELEMENTI DI APPROFONDIMENTO
Non a caso dico che il libro è caduto nel “dimenticatoio”.
Ebbi la fortuna di trovarlo ad un prezzo ridicolo ad una fiera nei primi anni del 2000. Non conoscevo il libro e non avevo neanche mai sentito nominare l’autore.
Lessi il libro in poco più di un giorno e lo amai subito tantissimo. Ne parlai quindi molto in giro, soprattutto con persone amanti dei lupi che, come me, leggevano tutto quello che la letteratura poteva offrire al riguardo. Beh, non trovai mai nessuno che lo conoscesse.
Iniziai quindi a fare qualche ricerca e scoprii che “Mai gridare al lupo” è, in realtà, il primo libro monografico ad essere mai stato scritto sul lupo ed ebbe talmente tanto successo in madrepatria, che ne ricavarono anche un film e un documentario.
Il motivo principale del suo successo, fu dato dal fatto che Mowat trasmise un’immagine positiva del lupo, antropomorfizzandolo appositamente nei suoi racconti, proprio per raggiungere questo scopo e diede, invece, un’immagine negativa dell’uomo, che lo uccideva per i motivi più insensati. Tutto questo era totalmente in antitesi con i pensieri dell’epoca dove, nell’immaginario comune, il lupo era visto come una belva malefica e sterminatrice e l’uomo rappresentava la figura salvatrice, in grado di fermarlo.
Quindi, non solo Mowat riferì al governo canadese che non era il lupo il responsabile del forte calo delle mandrie di caribù, ma imputò la colpa all’uomo, che rese colpevole anche delle inutili uccisioni perpetrate ai lupi stessi.
Una vera rivoluzione!

Locandina italiana del film

Ma non è finita qui.
Se tra il grande pubblico il libro riscosse un vasto successo (tantissimi cittadini scrissero al Canadian Wildlife Service perché venissero fermate le uccisioni dei lupi!), fu invece accolto molto duramente dalla critica. In molti, sostennero che la maggior parte delle situazioni raccontate dall’autore fossero inventate di sana pianta, perché assolutamente poco veritiere e improbabili e che, pertanto, il libro andava considerato al pari di un romanzo di fantasia e niente di più.
Questa teoria venne sostenuta fermamente anche da molti esperti del mondo scientifico, tra i quali Devid Mech, che vedevano “Never cry wolf” come un testo che lanciava sabbia negli occhi, invece di portare cultura e conoscenza sul lupo.

Mi stupisce quindi che, visto tutto il suo storico, “Mai gridare al lupo” sia scomparso dalle librerie per circa un trentennio, per tornare sugli scaffali solo ora che il lupo va di moda.

Copertina edizione italiana, 2012

LA MIA RECENSIONE
Come ho precedentemente scritto, ho amato questo libro fin da subito.
Il modo di scrivere di Mowat, mi ha letteralmente trasportata all’interno del libro e mi ha trasmesso talmente bene le proprie emozioni, che più di una volta mi sono ritrovata con la sensazione di essere stata presente io stessa durante la spedizione. Inoltre, durante il racconto, di tanto in tanto, salta fuori punzecchiante l’ironia dell’autore, dando così una nota di allegria alle varie vicende.
Questa lettura è stata per me un susseguirsi di emozioni. I frammenti di vita quotidiana dei lupi, per il modo in cui sono stati raccontanti, mi hanno riempito il cuore, la sottile ironia nei vari contesti mi ha fatto ridere e ho pianto quando venivano raccontate le brutalità perpetrate ai lupi per mano dell’uomo.

Sebbene, ad oggi, io sia consapevole del fatto che buona parte del libro è molto probabilmente un’invenzione, il mio pensiero non è cambiato di una virgola.
Mai gridare al lupo” è riuscito ad aprire una breccia là dove fino a prima di quel momento non c’era mai riuscito nessun altro.
Ha sensibilizzato tantissimo le persone sulla tematica del lupo, che hanno cominciato a non vederlo più come un animale nocivo da eradicare, ma come un animale da proteggere. A sostegno di questo, basta pensare al motivo stesso della spedizione di Mowat: doveva studiare il lupo con l’obiettivo di confermarne la nocività e la pericolosità.
Pertanto, indipendentemente da come ne abbiano parlato la critica e il mondo scientifico, l’ho trovato un bellissimo libro.

Copertina edizione italiana, 2019

IL MIO CONSIGLIO
Il mio pensiero è che, al di là di tutto quello che possa essere stato detto o scritto su questo libro, è innegabile che abbia avuto un ruolo chiave nella sopravvivenza del lupo.
Mowat, con un libro che conta meno di 200 pagine, che sembra più un romanzo che un assemblamento dei suoi appunti di studio, ha cambiato positivamente l’immagine del lupo in un grossa fetta della collettività ed è arrivato a mettere in movimento organizzazioni governative e scienziati.
Ritengo che “Mai gridare al lupo” non sia semplicemente un libro, ma che rappresenti un vero e proprio pezzo di storia e che meriti nel modo più assoluto di essere letto, per tutto quello che è e per tutto quello che è riuscito a fare.
Leggetelo, senza partire prevenuti, e lasciatevi trascinare senza remore dal vortice di emozioni che vi trasmetterà!